©vadymvdrobot/123rf

La Corte suprema in Uganda annulla la legge contro la pornografia che vietava alle donne di indossare le minigonne

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

La Corte suprema dell’Uganda sta smantellando una ambigua legge anti-pornografia del 2014 le cui disposizioni includevano anche il divieto di indossare minigonne in pubblico e di scrivere canzoni osé

Consisteva, sulla carta, in una serie di norme volte a vietare la diffusione di materiale pedopornografico, ma la legge emanata nel 2014 faceva acqua da tutte le parti e non ha mai convinto nessuno.

Siamo in Uganda e qui, sette anni fa, fu promulgata una legge contro la pornografia, la Anti-Pornography Act, che avrebbe voluto tutelare donne e bambini. Ma sin dagli albori è risultata controversa e nella sostanza, è stato chiaro da subito, includeva articoli incostituzionali.

Tra tutti, quello che vietava alle donne di indossare abiti che avrebbero potuto suscitare “eccitazione sessuale”: da qui il nome di “legge anti-minigonna”, che – in nome di ciò – avrebbe nella realtà portato ad un aumento delle molestie pubbliche nei confronti delle donne che indossavano abiti considerati troppo succinti.

Ora, la nuova sentenza ha affermato che la legislazione del 2014 è “incoerente o in contrasto con la costituzione della Repubblica dell’Uganda”, si legge sui media locali.

Cinque giudici del più alto organo della giustizia ugandese hanno dichiarato incostituzionale il provvedimento in modo unanime: una sentenza che arriva in risposta a una petizione presentata nello stesso 2014 contro la misura da quattro persone e cinque organizzazioni. Tra questi, l’attivista Sylvia Tamale, prima professoressa di diritto nella storia della Makerere University di Kampala, e la Women organization Network for Human Rights Advocacy.

Il motivo? In più occasioni le donne erano state aggredite per strada poiché erano vestite in un determinato modo e in molte hanno subito sentenze e condanne proprio per via del loro abbigliamento.

La curiosità? La legge includeva anche una sezione maschile: gli uomini non potevano indossare abiti troppo stretti o scarpe aperte e dovevano portare capelli corti e curati. 

Seguici su Telegram | Instagram | Facebook | TikTok | Youtube

Fonte: Daily Monitor

Leggi anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
Schär

Pasta madre senza glutine: tutto quello che devi sapere

Ènostra

“Libertà è autoproduzione”: con ènostra l’energia è rinnovabile, etica e sostenibile

Seguici su Instagram
Seguici su Facebook