Tempi bui per i popoli indigeni: leader Tukano massacrato e ucciso davanti alla famiglia

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Tempi bui per i popoli indigeni, cresce il numero delle vittime e non si arrestano le violenze contro le tribù che vogliono proteggere la natura e le loro terre ancestrali. L’ultimo assassinio è quello del capo dei Tukano ucciso a colpi di fuoco.

Aveva solo 53 anni, Francisco de Souza Pereira ed era il cacicco della sua comunità di Urukia nel nord di Manaus. Uomini incappucciati sono entrati mercoledì scorso in casa sua e hanno sparato senza pietà davanti alla moglie e alla figlia del capo tribù.

Ancora sconosciuto il movente del delitto e adesso l’Ufficio Omicidi (DEHS), sta indagando per scoprire la verità. Una prima ricostruzione dei fatti è stata data dalla moglie del cacicco, Dulcinea Ferreira Lima.

La coppia era in casa con la figlia di 11 anni, verso l’una di notte tre uomini sono entrati in casa mentre loro dormivano.

“Stavamo dormendo e ci siamo svegliati spaventati. Hanno cercato di portare fuori mio marito, ma lui si è opposto e hanno sparato. Hanno messo una mano davanti alla bocca di nostra figlia per impedirle di urlare”, racconta disperata la donna.

Pereira era un capo indigeno del gruppo etnico Tukano e gestiva ben 42 villaggi, lavorando per la comunità e secondo la moglie, non aveva nemici. Pereira aveva iniziato la sua leadership dopo la morte della madre, quattro anni fa.

Secondo la sorella Sulamita de Souza Pereira, l’uomo aveva sempre aiutato tutte senza chiedere niente in cambio.

“Spesso offriva il suo stesso cibo agli altri, non è giusto quello che è successo”.

Violenze contro i popoli indigeni in aumento

Purtroppo, da quando Bolsonaro è il presidente del Brasile, le tribù indigene devono combattere ogni giorno contro la privazione delle loro terre ancestrali. Secondo le organizzazioni che si occupano dei popoli indigeni, con l’elezione del Trump tropicale, le violenze e gli assassini sono aumentati.

“Già prima di essere eletto, Bolsonaro era tristemente noto per le sue idee razziste”, dice Survival.

Appena entrato in carica ha tolto la responsabilità di demarcare le terre indigene al Dipartimento brasiliano agli Affari Indigeni FUNAI per trasferirla al Ministero dell’Agricoltura, notoriamente anti-indigeno. Una decisione che Survival ha definito ‘praticamente una dichiarazione di guerra contro i popoli indigeni del Brasile’.

Nonostante tutto, le tribù indigene resistono organizzando proteste e scioperi con il solo obiettivo di salvaguardare la natura dagli interessi delle lobby.

“Resistiamo da 519 anni. Non ci fermeremo ora. Uniremo le nostre forze e vinceremo” ha detto Rosilene Guajajara. Ninawa Huni Kuin ha aggiunto “Lottiamo per proteggere la vita e la terra. Difenderemo la nostra nazione”, mentre la APIB ha diffuso il messaggio: “Abbiamo il diritto di esistere. Non ci tireremo indietro. Denunceremo questo governo in tutto il mondo”.

“I popoli indigeni del Brasile subiscono massacri e genocidi da ormai 500 anni e non si faranno intimidire dal Presidente Bolsonaro, per quanto ripugnanti e obsolete possano essere le sue idee” ha commentato il Direttore generale di Survival International Stephen Corry. “È davvero incoraggiante vedere quante persone in tutto al mondo si stanno schierando al loro fianco”.

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Dominella Trunfio

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Giornalista professionista, laureata con lode in Scienze Politiche e con un master in Comunicazione Pubblica e Politica. Vincitrice di due premi giornalistici per la realizzazione di due documentari. A settembre 2017 pubblica "Appunti di antimafia. Breve storia delle azioni della ‘ndrangheta e di quelli che l’hanno contrastata".
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