Cucciolo di cane salvato da una scimmia

24 Agosto 2016, il terribile terremoto che fermò le lancette e fin troppe vite

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Sono passati cinque dal terremoto che colpì duramente il Centro Italia: erano le 3,36 del 24 agosto 2016 quando la terra iniziò tremare, continuando per giorni, e rendendo irriconoscibili le zone di Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e paesi limitrofi.

La ricostruzione delle abitazioni, dopo anni di stasi, pare stia finalmente accelerando, stando ai dati del Rapporto sulla Ricostruzione aggiornato a giugno 2021 (Leggi qui Sisma del Centro Italia: dopo 5 anni accelera la ricostruzione ma c’è ancora moltissimo da fare).

In seguito al lungo sciame sismico, il terribile bilancio fu allora di più di 300 morti, 388 feriti e oltre 40mila sfollati.

Ad oggi, a 5 anni, tra celebrazioni e sfilate politiche, tra gru alte e recinzioni arancioni, si può dire finita soltanto una piccolissima percentuale degli interventi pubblici in quello che fu annunciato come il più grande cantiere d’Europa.

Leggi anche: Da Amatrice al Molise: storia di un’Italia che trema ogni giorno e vive nella paura

Tempi lunghissimi cui putroppo siamo abituati. È il caso de L’Aquila che è ancora un cantiere aperto (il terremoto che la distrusse risale al 2009), ma è il caso anche di molte altre catastrofi: solo nel ‘900, dal terremoto di Messina-Reggio Calabria del 1908, che con 95mila morti fu la più grave catastrofe naturale in Europa a memoria d’uomo, passando per Avezzano, il Belice e il Friuli, l’Irpinia del 1980 e infine proprio L’Aquila del 2009 e il Centro Italia del 2016, tutti sono connotati da un continuum di lavori di ricostruzione mai veramente terminati.

Eppure, il presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Carlo Doglioni, ammonisce e ricorda che un’arma a nostro favore l’abbiamo ed è diffondere la cultura della prevenzione. In Italia si registrano in media 20-25 terremoti distruttivi al secolo, quindi secondo la statistica è possibile attendersi un evento ogni 4-5 anni.

È importante ricordare i terremoti – dice all’Ansa – perché il nostro cervello tende invece a voler rimuovere il ricordo delle tragedie, mentre invece la memoria di questi eventi terribili ci aiuta a porre in essere tutte le possibili strategie difensive dagli eventi futuri che inevitabilmente torneranno.

Ed è così da sempre e sempre un terremoto distrugge e – per anni – si tenta di ricostruire. In molti casi, rimane un lavoro incompiuto per decenni. Anche qui, dopo il sisma del 2016, il lavoro da fare è ancora molto. A distanza di 5 anni dal sisma, più di 35mila persone non vivono ancora nelle proprie case.

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Fonti: Rapporto ricostruzione giugno 2021 / ANSA

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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