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Tampon tax: l’Iva sugli assorbenti scende al 10%, ma la battaglia non è ancora vinta

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No, la battaglia contro la tampon tax non può definirsi vinta in Italia. Nel documento di bilancio della Manovra 2022 il Governo Draghi ha previsto il taglio dell’Iva sugli assorbenti dal 22% al 10%. Ma questa riduzione non sarebbe sufficiente per diversi movimenti femministi (e non) che da tempo si battono per portare l’Iva al 4%, in modo da equiparare questi prodotti femminili a quelli di prima necessità – come alimenti tra cui farina, pane e pasta- perché di fatto si tratta proprio di questo.

A chiedere il raggiungimento di questo obiettivo l’associazione Onde Rose che ha lanciato una petizione online su Change.Org, che ha raggiunto oltre 640mila firme. 

Se ora pure i tartufi sono tassati al 5% come bene di prima necessità, viene spontaneo chiedersi come mai un assorbente non abbia lo stesso regime di tassazione – scrivono le attiviste – le Il costo degli assorbenti non è un problema che riguarda esclusivamente le donne ma è un problema che coinvolge tutta la famiglia, uomini compresi!

Anche alcuni partiti politici, come il Pd e Italia Viva, spingevano per la riduzione dell’Iva al 4%. 

Coop rilancia la campagna Close the gap, riducendo il prezzo degli assorbenti 

Per sostenere questa battaglia civile la nota catena di supermercati Coop, che ha aderito anche alla petizione, ha rilanciato la campagna che prende il nome di “Close the gap – Riduciamo le differenze”. Dal 21 ottobre al 5 novembre nei vari punti vendita d’Italia, tutti gli assorbenti a marchio Coop avranno un prezzo ribassato come se l’IVA fosse al 4%.

Già da alcuni mesi anche decine di farmacie sparse in tutta Italia hanno deciso di applicare uno sconto del 22% per abbattere il costo dell’Iva. 

La risoluzione dell’Ue sui diritti delle donne 

Finora l’Italia è uno dei Paesi dell’Ue che prevedono l’Iva più alta sugli assorbenti, coppette altri prodotti mestruali, e si piazza al sesto posto dopo Ungheria, Danimarca, Croazia, Svezia e Finlandia. Tra gli Stati europei più virtuosi, invece, troviamo l‘Irlanda che ha azzerato la “tassa” già nel 2006, mentre lo scorso anno il Regno Unito ha eliminato l’Iva, che prima era al 5%.

Lo scorso luglio il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza una risoluzione che esorta gli Stati membri dell’UE a non indebolire e a non revocare i diritti alla salute (e in particolare i diritti alla salute sessuale e riproduttiva), definendoli diritti fondamentali. Nel testo della risoluzione, gli eurodeputati hanno evidenziato che le violazioni della salute sessuale e riproduttiva delle donne rappresentano una forma di violenza che ostacola il progresso verso la parità di genere.

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Fonti: Presidenza dei Consiglio dei Ministri/Change.Org/Coop/

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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