Stop alla vendita di oltre 13mila bombe italiane a Emirati Arabi e Arabia Saudita

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Il 25 gennaio scorso, in vista del Consiglio dei ministri degli Affari esteri dell’Unione europea tenutosi in quella stessa data, Rete Italiana Pace e Disarmo ha scritto una lettera, indirizzata al Ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio.

L’ONG ha chiesto alla Farnesina di negare l’autorizzazione all’esportazione di sistemi militari italiani all’Egitto, nella prospettiva di bloccare simili forniture da parte di tutta l’Unione Europea. Mentre ricorreva il quinto anniversario del rapimento e del barbaro omicidio nella capitale egiziana del ricercatore italiano Giulio Regeni, Rete Italiana Pace e Disarmo ha quindi richiesto di interrompere immediatamente la trattativa in corso tra Roma e Il Cairo sulla mega-commessa di circa 10 miliardi di euro per la vendita di armi italiane al presidente egiziano Al-Sisi.

Ora invece l’attenzione si sposta nel Golfo. Con grande soddisfazione delle ONG e delle associazioni della società civile impegnate nel campo del disarmo, il dimissionario governo Conte, con un atto di portata storica – unico nel suo genere a 30 anni dall’entrata in vigore della Legge n. 185 del 1990 sull’export di armi – ha deciso di revocare l’esportazione e quindi di fermare definitivamente le forniture italiane di armi (perlopiù bombe e missili), autorizzate negli ultimi anni ad uso dei governi di Arabia Saudita ed EAU. Come spiegato in un comunicato da Medici Senza Frontiere, resta anche “in vigore la sospensione della concessione di nuove licenze per i medesimi materiali e paesi”.

L’importante provvedimento italiano di revoca riguarda almeno 6 diverse autorizzazioni, già sospese per 18 mesi nel luglio 2019. Tra queste, si ricordi la licenza MAE 45560 a favore dell’Arabia Saudita, concessa nel 2016 durante il governo di Matteo Renzi. Secondo quanto elaborato da Rete Pace Disarmo e Opal, la revoca alla suddetta licenza cancella di fatto la fornitura di oltre 12.700 ordigni, prodotti dalla RWM Italia S.p.A nella località sarda di Domusnovas, su un totale di circa 20mila bombe aeree della serie MK, per un valore di oltre 411 milioni di euro, come previsto nell’accordo firmato durante il governo Renzi a favore dei due paesi della penisola arabica.

Nel periodo 2015-2018, l’Italia ha concesso una serie di licenze per l’esportazione di armi all’Arabia Saudita, per un valore pari a oltre 700 milioni di euro. Tra le armi vendute ai sauditi, risultano infatti bombe aeree che rientrano nella categoria ML4 dell’elenco comune delle attrezzature militari dell’Ue. Come già accennato, l’esportazione di bombe MK80, prodotte dalla RWM Italia S.p.A., ha destato preoccupazione internazionale per il loro presunto impiego nelle operazioni militari della coalizione araba a guida saudita in Yemen, che avrebbero causato numerose vittime civili.

Il 17 settembre 2020, il Parlamento Europeo aveva approvato ad ampia maggioranza una Risoluzione che condanna l’offensiva militare di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti ed invoca l’embargo dell’Ue sulle armi verso l’Arabia Saudita. Il regno saudita è militarmente coinvolto nella sanguinosa guerra civile in Yemen, iniziata nel 2014. La grave crisi umanitaria e sanitaria tuttora in corso in Yemen è testimoniata dai 3,65 milioni di sfollati interni e dai 15 milioni di persone che avrebbero urgente bisogno di assistenza umanitaria. L’Arabia Saudita è stata “messa sotto osservazione” dall’Ue anche a seguito dell’omicidio, avvenuto il 2 ottobre 2018 a Istanbul, del giornalista saudita Jamal Khashoggi.

Fonti: Sipri.org/Rete Italiana Pace e Disarmo

 

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Donatella Vincenti. Laureata in Lingue e Scienze Politiche, nel 2017 ha conseguito un dottorato alla Luiss sulla transizione ecologica nel mondo arabo-islamico. Nel 2015 ha curato la rubrica "Green Islam" per la webradio Radio Bullets.
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