Prorogato stato di emergenza fino al 15 ottobre, cosa comporta per scuola, spostamenti e smart working

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Il Senato ha approvato la proroga dello stato d’emergenza al 15 ottobre per la pandemia di coronavirus. A chiederla era stato il premier Giuseppe Conte. “La proroga è una scelta inevitabile e obbligata.Il quadro resta preoccupante nel mondo e in paesi a noi vicini. Bisogna avere un’attenta vigilanza, per evitare nuovi contagi”, aveva spiegato ieri riferendo in Aula. Facciamo, quindi, chiarezza su cosa comporterà la proroga sui cittadini.

In generale, di cosa comporta lo stato d’emergenza ne abbiamo già parlato. Questo istituto che ha durata pari a novanta giorni prorogabile o rinnovabile di regola una sola volta – previa ulteriore deliberazione del Consiglio dei Ministri – di ulteriori sessanta giorni, consente al governo di emanare decreti e DPCM in caso di nuovi focolai, istituire zone rosse e limitare la libertà dei cittadini qualora necessario. Vediamo nello specifico, cosa cambierà sui settori caldi, ovvero smart working, scuola, spostamenti sul territorio, zone rosse.

Smart working

Lo smart working è entrato a far parte della nostra quotidianità, il Dpcm del 1° marzo ha consentito di adottare il lavoro agile a tutto il territorio nazionale fino al 31 luglio. Adesso, permane la stessa situazione. Con la nuova scadenza al 15 ottobre, non c’è nessun obbligo, ma dipendenti pubblici e privati, con modalità concordate con le aziende, potranno continuare a ricorrere allo smart working sino alla fine dell’emergenza.

Scuola

“Lo stato di emergenza permette al commissario Domenico Arcuri di provvedere alle misure straordinarie per la scuola, come l’acquisto dei banchi”, spiega Conte in aula.

Il provvedimento, quindi, permetterà di acquistare mascherine, gel, banchi, distanziatori di plexiglas, saltando alcuni passaggi per l’affidamento degli appalti che seguono percorsi agevolati. Il tutto in vista del ritorno a scuola previsto per il 14 settembre.

Zone rosse e spostamenti

Con lo stato d’emergenza è possibile istituire delle “zone rosse” con divieti rigidi e controlli rafforzati. Consente anche, per motivi sanitari, di bloccare i voli da e per gli Stati a rischio o di limitare gli ingressi da alcuni Paesi. Ricordiamo che attualmente, non può entrare in Italia chi proviene (o è transitato) da 16 Paesi, mentre c’è l’obbligo di quarantena per chiunque arrivi da Paesi extra Schengen.

DPCM

Con i decreti del presidente del Consiglio si varano misure urgenti senza passare dal Parlamento, anche se nel testo della maggioranza si fa riferimento a “norme di natura primaria”. Si chiede dunque al premier di evitare i Dpcm e privilegiare i decreti legge, emanati dal governo e immediatamente effettivi, anche se poi vanno approvati dal Parlamento. Sicuramente sarà prorogato l’obbligo di mascherine nei luoghi chiusi e di distanziamento.

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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