Zeinab Sekaanvand: la sposa bambina è stata giustiziata

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Tutto il mondo aveva chiesto la sua liberazione, ma a poco sono serviti gli appelli: Zeinab Sekaanvand la sposa bambina che aveva ucciso il marito dopo abusi a sevizi, è stata giustiziata in Iran, l’unico paese al mondo a mettere a morte minorenni al momento del reato.

La sua storia era entrata nel cuore di tutti noi, arrestata nel 2011 a 17 anni per l’omicidio del marito che era stata costretta a sposare quando aveva appena 15 anni, Zeinab Sekaanvand è stata giustiziata nel carcere di Urmia, nel nord-ovest dell’Iran. La notizia è stata confermata dalla ong curda Hangaw Organization for Human Rights e da Amnesty International che in una nota spiega:

“Aveva confessato dopo essere stata trattenuta per 20 giorni in una stazione di polizia, dove – secondo quanto aveva denunciato – era stata picchiata dagli agenti. Anche il processo è stato gravemente irregolare: Zeinab ha incontrato il suo avvocato, quello assegnatole di ufficio, solo nell’ultima udienza del processo. In quell’occasione ha ritrattato la “confessione” resa quando era priva di assistenza legale, denunciando che l’assassino era stato il fratello del marito. Dichiarazioni ignorate dai giudici che il 22 ottobre 2014 l’hanno condannata a morte”.

Come dicevamo, Zeinab Sekaanvand era stata arrestata a soli 17 anni, prima aveva confessato l’omicidio del marito dopo abusi fisici e psicologici, salvo poi ritrattare accusando il fratello del marito di averla prima violentata e poi di aver commesso l’omicidio. Nella stazione di polizia diceva di aver subito torture e di essere stata picchiata.

Zeinab apparteneva a una famiglia curdo-iraniana povera che aveva combinato il matrimonio della bambina con Hossein Sarmadi per uscire dalla povertà. La donna aveva più volte denunciato il comportamento violento del marito, ma nessun provvedimento era mai stato preso. Aveva tentato senza esito di chiedere perfino il divorzio.

Il 29 settembre, come dice Amnesty International, la sposa bambina era stata trasferita nel reparto ospedaliero della prigione di Urmia per essere sottoposta a un test di gravidanza, risultato negativo il giorno dopo. Di conseguenza, la direzione della prigione aveva contattato la famiglia per segnalare che l’ultima visita era stata fissata per il 1 ottobre. Qui, i suoi parenti avevano appreso che l’esecuzione sarebbe avvenuta il giorno dopo.

Attualmente, nel braccio della morte del paese restano in attesa dell’esecuzione almeno altri 80 minorenni al momento del reato.

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Dominella Trunfio

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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