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Scandalo del vino al metanolo: dopo 35 anni, le famiglie delle vittime ancora aspettano giustizia

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Sono passati ben 35 anni da quando, nel marzo 1986, indagini di laboratorio trovarono quantità elevate di metanolo in alcune bottiglie di Barbera e vino bianco da tavola. Si trattava di vino “avvelenato” che causò la morte di 23 persone e serie e irreversibili conseguenze di salute a molte altre.  

Era il 18 marzo 1986 quando, in seguito ad alcune morti sospette, scoppiò uno scandalo legato al vino. Si trattò di una vera e propria frode, come scoprirono le indagini, alcuni produttori avevano infatti adulterato il vino da tavola con metanolo.

Una grave truffa che causò diverse morti e gravi conseguenze di salute per chi aveva consumato quel vino, addirittura la cecità in alcuni casi e danni neurologici. 

Le prime morti si verificarono all’inizio di marzo 1986 ma solo il 17 marzo, in seguito agli accertamenti delle autorità sanitarie, giornali e tg iniziano a dare notizia della presenza di bottiglie di vino adulterato con il metanolo. Un vino che veniva venduto nei tradizionali supermercati. 

Decine di persone si erano recate in ospedale con chiari sintomi di avvelenamento (mal di testa, nausea e forti crampi) e i casi erano diventati decine. Tutti avevano dichiarato di aver bevuto vini acquistati al supermercato. Si inizia così ad intuire la correlazione con alcune bottiglie.

Si trattava di Barbera da tavola e bianco da tavola, imbottigliati dalla ditta di Carlo e Vincenzo Odore di Incisa Scapaccino (Asti). I vini provenivano dalle cantine della ditta Ciravegna, di Narzole, Cuneo. Qui i produttori,  padre e figlio, avevano aggiunto dosi molto elevate di metanolo (più economico dello zucchero, almeno all’epoca in quanto il metanolo era stato detassato) con lo scopo di alzare la gradazione alcolica.

L’utilizzo di metanolo nel vino era molto in voga all’epoca. Pensate che, soltanto tra il dicembre 1985 e il marzo 1986, in Italia sono state vendute due tonnellate e mezzo di metanolo che spesso era destinato proprio ai vini.

I produttori che avevano scelto di aggiungerlo in grandi quantità, però, ignoravano la grave tossicità per l’organismo. In realtà il metanolo è consentito nel vino in quanto, tra l’altro, è un prodotto della fermentazione dell’uva, ma deve trovarsi presente in dosi molto moderate.

Nei supermercati dell’epoca, invece, non era difficile imbattersi in prodotti di scarsa qualità, adulterati con questa sostanza e potenzialmente pericolosi. I controlli negli anni ’80 erano anche pochi ma in seguito ai casi di avvelenamento e alle segnalazioni che nelle settimane successive continuano ad arrivare, le forze dell’ordine effettuano diversi sequesti in Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna.

Lo scandalo del vino italiano arrivò anche all’estero con gravi conseguenze per le esportazioni. Le vendite calarono del 45% e la credibilità del vino italiano subisce  tanto che Spagna, Germania e Stati Uniti decidono di bloccare l’importazione.

Le indagini di laboratorio individuarono, nei vini che avevano provocato le morti, livelli di metanolo 10 volte superiori ai limiti di legge (0,16 ml ogni 100 ml di alcol etilico complessivo).  Giovanni e Daniele Ciravegna vengono arrestati per aver contraffatto il vino con il metanolo e, nel 1992, condannati rispettivamente a 14 e a 4 anni di carcere.

I giudici stabilirono un risarcimento di un miliardo di lire per le vittime accertate, soldi mai arrivati dato che gli imputati condannati, nel frattempo, erano diventati nullatenenti (avevano ceduto proprietà e soldi a terze persone). Uno scandalo nello scandalo che vede, ancora una volta, le vittime che non hanno ottenuto completa giustizia.

Da circa trent’anni Roberto Ferlicca, Presidente del Comitato delle Vittime del vino al metanolo, si batte per fare in modo che questa storia non venga dimenticata e che, chi di dovere, si assuma le proprie responsabilità.

Nel 2013, però, Giovanni Ciravegna ritenuto il principale responsabile di quanto avvenuto, è morto. Chi pagherà dunque le famiglie delle vittime?

Fonti:  Rai / The Vision 

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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