Sentenza storica per la tribù Ashaninka: al via risarcimento di 3mln per la deforestazione delle terre ancestrali

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Una sentenza storica dopo una battaglia legale iniziata più di vent’anni fa: la tribù Ashaninka che vive nella Riserva indigena di Kampa do Rio Amônia ha ottenuto un risarcimento di 14 milioni di rais/dollari (circa 3milioni di euro) e scuse ufficiale da parte dalla Cameli, una compagnia di legname che aveva abbattuto migliaia di alberi nelle terre ancestrali per rifornire l’industria europea di arredamento.

Un accordo senza precedenti, il risarcimento non riporterà gli alberi, ma potrà servire agli Ashaninka per provare a ricreare la biodiversità nelle terre ancestrali. Sempre più minacciati e troppo spesso uccisi, i popoli indigeni considerano Madre Terra come il centro del loro mondo, per questo lottano con tutte le loro forze per la salvaguardia della natura, unica loro fonte di sostentamento. Pochi giorni fa, dopo una battaglia legale che andava avanti da oltre vent’anni, gli Ashaninka hanno ottenuto a Brasilia, la firma di un accordo che garantisce loro la riparazione dei danni per la deforestazione illegale nelle loro terre.

Il patto è stato firmato dal procuratore generale della Repubblica, Augusto Aras, per conto del Ministero pubblico federale (MPF), e da rappresentanti della National Indian Foundation (Funai), Advocacy General of the Union (AGU), della tenuta di Orleir Messias Cameli, Companhia Marmud Cameli e Ashaninka Association of Rio Amônia (Apiwtxa). I 3 milioni di euro verranno pagati alla tribù in cinque anni e il risarcimento servirà appunto per progetti ambientali a tutte le comunità indigene della foresta pluviale.

Per ricostruire come sono andate le cose, bisogna tornare indietro negli anni. Gli Ashaninka avevano trascinato in tribunale la Cameli accusandola di aver fatto un abbattimento di alberi selvaggio nelle loro terre ancestrali. Negli anni ’80, la società Cameli aveva appunto deforestato la zona di terra indigena di Kampa, nella regione dell’Amônia. Dopo diverse battaglie ambientaliste e il riconoscimento del danno, le tribù avevano in vinto in primo grado, dopo diversi appelli, è arrivata finalmente la condanna di risarcimento davanti alla Corte suprema. Il leader di Ashaninka, Francisco Piyãko, durante il processo aveva dichiarato: “Qualunque attacco, ciò che minaccia e mette a rischio l’ambiente sta mettendo a rischio anche le nostre vite. Non a caso noi lottiamo per la salvaguardia delle terre. Non è una questione di indennizzo che è senza significato, è avere giustizia per quello che viviamo e sentiamo”.

accordo

@Antonio Augusto / Secom / PGR

Secondo Antonio Rodrigo, avvocato degli Ashaninka, questa vittoria è un’ apripista per centinaia di casi in Brasile su crimini ambientali. Secondo il Funai, infatti, tra il 1981 e il 1982 sono stati abbattuti più cento alberi. Ma che c’è stato anche uno sgombero per la creazione di una strada, che nello stesso arco temporale, ha eliminato 537 alberi tra cui cedri e ciliegi.

Adesso questo accordo riporta un po’ di giustizia. “Ciò che abbiamo fatto è stato rispettare la Costituzione, comprendendo che gli indigeni hanno diritti sacri garantiti dalla Magna Carta. Hanno il diritto di avere una vita dignitosa, di scegliere il loro destino,di prendere parte a decisioni politiche e bisogna esserci il rispetto per le comunità che vogliono vivere isolate “, chiosa Augusto Aras, procuratore generale della Repubblica brasiliana.

 

Fonti: Actual Amazonas/ Noticias.uol/ G1

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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