Il leader indigeno Raoni candidato al Nobel per la Pace per la sua lotta in difesa dell’Amazzonia

Ha 89 anni e da tutta una vita si batte per i diritti delle tibù indigene e per la preservazione dell’Amazzonia e adesso, ambientalisti e antropologi hanno lanciato una campagna per nominare Raoni Metkutire, capo dei Kayapó, tribù indigena che vive nella Foresta Amazzonica brasiliana, come candidato al Premio Nobel per la Pace del 2020.

A sostenere la candidatura, già accolta per essere analizzata dal comitato norvegese per il Nobel, è la fondazione Darcy Ribeiro Foundation.Icona delle popolazioni indigene, Raoni ha denunciato gli incendi in Amazzonia e accusato il governo di Jair Bolsonaro, di esserne responsabile. Da parte sua, il governo brasiliano nega di aver incoraggiato i focolai e incolpa indigeni e gli ambientalisti per la situazione.

Già difensore dell’ambiente negli anni Ottanta grazie alle sue battaglie accanto a personaggi noti come il cantante Sting, Raoni ha di recente partecipato al G7 di Biarritz mobilitandosi in prima persona contro gli incendi che hanno di recente interessato la foresta. Il capo tribù oltre a cercare il sostegno internazionale, ha puntato il dito contro Bolsonaro accusandolo di volersi impadronire delle terre ancestrali indigene per poi sfruttarle economicamente ignorando le gravi conseguenze ambientali e i diritti delle popolazioni incontattate.

“Il capo tribù Raoni è il simbolo di una vita dedicata alla battaglia per la sopravvivenza della natura e delle popolazioni indigene dell’Amazzonia,qui vivono nell’incubo dell’arrivo dell’industria del petrolio mentre in Brasile la deforestazione viene forzata dagli allevamenti dei bovini. Siamo riusciti a raggiungere il cuore della foresta impenetrabile, dove vive la tribù indigena dei Waorani”, spiega il portavoce della fondazione Toni Lotar.

La Fondazione Darcy Ribeiro ha chiesto il sostegno formale alla candidatura da parte del presidente francese Macron. Raoni in recenti interviste ha raccontato il dramma di vedersi strappare la propria terra ancestrale, unica fonte di sostentamento per i Kayapó e per le altre tribù che vivono nella foresta.
Territorio sfruttati per interessi economici, villaggi sfollati, indigeni uccisi, ma non solo bambini colpiti da malattie portate dai petrolieri. Raoni in tutti questi anni, ha visto la foresta trasformarsi a discapito di chi chiede solo di poter vivere tranquillamente lontano dalla civiltà e dall’industrializzazione.

“Senza foresta, senza bosco, senza fiume, noi scompariremo. La foresta è come una madre, se fai del male a una madre i figli non possono vivere senza”.

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Dominella Trunfio

Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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