La triste storia delle Radium girls, avvelenate e uccise dalla vernice usata per le lancette luminose

Radium girls

La triste storia delle Radium girls – o ragazze fantasma – risale a quasi cento anni fa e nell’ultimo secolo è stata raccontata da libri, spettacoli teatrali e film.

La tragica vicenda ha coinvolto centinaia di lavoratrici impiegate nelle fabbriche di orologi statunitensi all’inizio del ‘900.
Le donne e ragazze, spesso minorenni, avevano il compito di spennellare le lancette degli orologi con una vernice contenente radio, elemento chimico radioattivo in grado di rendere le lancette luminescenti, dunque visibili al buio.

Il metallo radioattivo era stato scoperto dai coniugi Curie nel 1898 e isolato per la prima volta nel 1902. Già Pierre Curie aveva capito di trovarsi di fronte a un elemento tossico e pericoloso, che causava ustioni alla pelle.
L’industria non è stata però capace di resistere alla luminescenza di questo elemento e, nella convinzione che piccole quantità dello scintillante radio non avrebbero avuto ripercussioni sulla salute, il metallo radioattivo venne usato per produrre vernici, cosmetici, farmaci e addirittura per arricchire alimenti.

Farmaco a base di radio

Verniciare le lancette era un compito che richiedeva precisione e le mani piccole delle donne erano perfette allo scopo, ma per rendere il lavoro più accurato, la punta del pennello andava fatta con le labbra, esponendo così le lavoratrici all’ingestione quotidiana di radio.

Libri e film che narrano la triste storia raccontano che le lavoratrici erano coperte di radio dalla testa ai piedi e che i loro corpi illuminavano la notte come fossero lucciole.

Alle lavoratrici era stato assicurato che il radio fosse sicuro e le ragazze non faticavano a crederci poiché questo elemento scoperto da poco aveva destato parecchio entusiasmo e veniva inserito in una grande quantità di prodotti, dagli alimentari ai cosmetici e ai farmaci.

Lavoratici orologi radio

In realtà i dirigenti aziendali conoscevano perfettamente i rischi legati all’uso del radio e quando si trovavano all’interno della fabbrica indossavano protezioni adeguate per non ammalarsi.

Nessuna precauzione venne invece riservata alle donne e alle ragazze, che dopo cinque anni di continua esposizione al pericoloso elemento radioattivo, iniziarono ad avere i primi sintomi tra cui perdita di denti, disgregazione del tessuto osseo del corpo e del viso e tumori.

Il radio è infatti trasportato all’interno di denti e ossa come avviene per il calcio che costituisce questi tessuti: una volta all’interno delle cellule, il radio ne determinava la distruzione.

Con l’inizio dei primi sintomi arrivarono anche le denunce da parte delle lavoratrici: Grace Fryer, Katherine Schaub, Edna Hussman, Quinta e Albina Maggie hanno fatto causa alla Radium Corporation, grande azienda in cui avevano lavorato, portando avanti una battaglia rivoluzionaria.

Il processo iniziò nel 1927 e fu molto seguito dalla stampa portando a conoscenza della cittadinanza i rischi relativi al radio.
I lavoratori ancora impiegati nelle aziende in cui si maneggiava il metallo radioattivo iniziarono a prendere precauzioni e a denunciare le aziende in cui le protezioni non venivano fornite.
Le aziende di orologi sospesero subito il lip-pointing, l’operazione con cui veniva fatta la punta al pennello con le labbra, e nacquero regolamenti che cambiarono e salvarono la vita a centinaia di lavoratori negli anni successivi.

Grazie al loro coraggio e alla loro tenacia, le Radium girls vinsero la causa, nonostante le false testimonianze dei medici che mentirono sulle perizie e sulle diagnosi, dichiarando che le ragazze erano affette da sifilide, malattia infamante all’epoca per una donna.

Oggi ci sembra impossibile e assurdo che ingerire il radio o inserire un metallo radioattivo nei cosmetici possa apportare benefici, ma i meccanismi che hanno permesso a una sostanza tossica di diventare di uso comune sono vivi anche ai giorni nostri.

Basti pensare a ciò che succede per alcuni studi sui rischi legati al consumo di determinati alimenti, i cui risultati vengono oscurati completamente dalla pubblicità che invece ne esalta le proprietà benefiche.
La stessa cosa vale per gli studi su farmaci, pesticidi o altre sostanze in cui gli interessi economici possono portare a minimizzare i pericoli per la salute umana o per l’ambiente.

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Tatiana Maselli

Photo credit CNN

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