Il programma di Draghi per far ripartire la scuola e l’occupazione femminile

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Riforme, Europa, difficoltà dei lavoratori, il fisco e poi finalmente la questione ambientale, le giovani generazioni e l’occupazione femminile. Nel suo lungo intervento stamattina al Senato (51 minuti circa) in vista del voto di fiducia di stasera, Mario Draghi ha toccato più temi, in una visione globale e univoca che sembra partire da un presupposto: non c’è futuro per l’Italia se non si riparte dalla scuola, dalla formazione e dalla ricerca.

Ed è così che l’ex numero uno della BCE e della Banca d’Italia fa riferimento più volte a quello che sarà il domani dei nostri ragazzi, quasi come volesse rendere loro una volta per tutte la giusta posizione di future colonne portanti del Paese. È per questo che è “necessario per promuovere al meglio il capitale umano, la formazione, la scuola, l’università e la cultura”, perché è da lì che bisogna fare in modo che si rimette in moto la macchina.

La scuola: la DAD “evidenzia le diseguaglianze”

Draghi si richiama al recupero delle ore di lezione perse dagli studenti, dalla primaria alle superiori, che ormai da un anno sono alle prese con le lezioni a distanza.

Draghi ha citato un dato importante: a fronte di circa 1,7 milioni di studenti delle superiori, nella prima settimana di febbraio solo poco più di un milione, vale a dire il 61,2% del totale, ha avuto assicurato il servizio attraverso la didattica a distanza. Ciò vuol dire che il servizio scolastico attraverso la Didattica a Distanza, “pur garantendo la continuità del servizio, non può non creare disagi ed evidenziare diseguaglianze”.

Non solo dobbiamo tornare rapidamente a un orario scolastico normale, anche distribuendolo su diverse fasce orarie, ma dobbiamo fare il possibile, con le modalità più adatte, per recuperare le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno in cui la didattica a distanza ha incontrato maggiori difficoltà. Occorre rivedere il disegno del percorso scolastico annuale. Allineare il calendario scolastico alle esigenze derivanti dall’esperienza vissuta dall’inizio della pandemia. Il ritorno a scuola deve avvenire in sicurezza. È necessario investire in una transizione culturale a partire dal patrimonio identitario umanistico riconosciuto a livello internazionale. Siamo chiamati disegnare un percorso educativo che combini la necessaria adesione agli standard qualitativi richiesti, anche nel panorama europeo, con innesti di nuove materie e metodologie, e coniugare le competenze scientifiche con quelle delle aree umanistiche e del multilinguismo. Infine è necessario investire nella formazione del personale docente per allineare l’offerta educativa alla domanda delle nuove generazioni”.

E poi, a memoria, è la prima volta che un premier, nel discorso programmatico in Parlamento, parla di Istituti tecnici superiori, come “pilastro educativo”, come accade da anni in paesi nostri competitor come Germania e Francia.

In questa prospettiva particolare attenzione va riservata agli ITIS (istituti tecnici). In Francia e in Germania, ad esempio, questi istituti sono un pilastro importante del sistema educativo. E’ stato stimato in circa 3 milioni, nel quinquennio 2019-23, il fabbisogno di diplomati di istituti tecnici nell’area digitale e ambientale.

Il Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza assegna 1,5 md agli ITIS, 20 volte il finanziamento di un anno normale pre-pandemia. Senza innovare l’attuale organizzazione di queste scuole, rischiamo che quelle risorse vengano sprecate. La globalizzazione, la trasformazione digitale e la transizione ecologica stanno da anni cambiando il mercato del lavoro e richiedono continui adeguamenti nella formazione universitaria. Allo stesso tempo occorre investire adeguatamente nella ricerca, senza escludere la ricerca di base, puntando all’eccellenza, ovvero a una ricerca riconosciuta a livello internazionale per l’impatto che produce sulla nuova conoscenza e sui nuovi modelli in tutti i campi scientifici. Occorre infine costruire sull’esperienza di didattica a distanza maturata nello scorso anno sviluppandone le potenzialità con l’impiego di strumenti digitali che potranno essere utilizzati nella didattica in presenza […]”.

La parità di genere

Dalla formazione non prescinde nemmeno il lavoro femminile: parità di condizioni competitive, uguale accesso alla istruzione per le donne e riequilibrio del gap salariale sono altre tematiche che un serio rilancio del Paese non può più tralasciare:

La mobilitazione di tutte le energie del Paese nel suo rilancio non può prescindere dal coinvolgimento delle donne. Il divario di genere nei tassi di occupazione in Italia rimane tra i più alti di Europa: circa 18 punti su una media europea di 10. Dal dopoguerra ad oggi, la situazione è notevolmente migliorata, ma questo incremento non è andato di pari passo con un altrettanto evidente miglioramento delle condizioni di carriera delle donne. L’Italia presenta oggi uno dei peggiori gap salariali tra generi in Europa, oltre una cronica scarsità di donne in posizioni manageriali di rilievo. Una vera parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi. Intendiamo lavorare in questo senso, puntando a un riequilibrio del gap salariale e un sistema di welfare che permetta alle donne di dedicare alla loro carriera le stesse energie dei loro colleghi uomini, superando la scelta tra famiglia o lavoro.

E continua:

Garantire parità di condizioni competitive significa anche assicurarsi che tutti abbiano eguale accesso alla formazione di quelle competenze chiave che sempre più permetteranno di fare carriera – digitali, tecnologiche e ambientali. Intendiamo quindi investire, economicamente ma soprattutto culturalmente, perché sempre più giovani donne scelgano di formarsi negli ambiti su cui intendiamo rilanciare il Paese. Solo in questo modo riusciremo a garantire che le migliori risorse siano coinvolte nello sviluppo del Paese. Il Mezzogiorno Aumento dell’occupazione, in primis, femminile, è obiettivo imprescindibile: benessere, autodeterminazione, legalità, sicurezza sono strettamente legati all’aumento dell’occupazione femminile nel Mezzogiorno. Sviluppare la capacità di attrarre investimenti […]”.

Fonte: Senato della Repubblica

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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