Polonia, gli effetti della legge che vieta l’aborto sono peggiori di quanto si poteva immaginare

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Carcere per i medici, donne costrette ad abortire all’estero o illegalmente. L’unica via legale per l’interruzione di gravidanza viene fornita dagli psichiatri… 

Quando i medici hanno detto a Paulina, ragazza polacca di 29 anni, che il suo feto non aveva i reni e sarebbe morto alla nascita, la donna ha subito capito che avrebbe dovuto interrompere la gravidanza. Tuttavia la legge, entrata  in vigore a gennaio in Polonia, ha reso ostico il suo percorso. 

Fino a pochi mesi fa donne come Paulina avevano ancora la possibilità di poter abortire. Tuttavia, a causa della nuova sentenza, l’aborto non è legale salvo che in rarissimi casi. Infatti la Corte Costituzionale polacca ha deciso che l’interruzione della gravidanza dovuta ad anomalie fetali è illegale. 

La legge polacca ora considera solo l’incesto, lo stupro o una minaccia per la vita e la salute di una madre motivi validi per abortire. 

Il Paese è stato scosso per settimane da proteste: tra l’ottobre 2020 e il gennaio 2021  migliaia di persone sono scese in piazza per manifestare contro questa decisione.

L’unica opzione di Paulina, quindi, è stata quella di trovare un medico disposto a dichiarare che il parto sarebbe stato una minaccia per la sua salute mentale. Sostenuta dagli attivisti per i diritti dell’aborto, la ragazza è riuscita a contattare uno psichiatra, che ha attestato il rischio per il suo benessere psichico nel caso in cui avesse dovuto partorire un feto privo di vita. 

Tuttavia, la storia di Paulina è un’eccezione: da quando la legge sull’aborto è entrata in vigore in Polonia, solo dodici donne sono riuscite a ottenere un’interruzione di gravidanza. Molte polacche hanno scelto così di abortire all’estero, nonostante la pandemia di coronavirus e le limitazioni di viaggio legate all’emergenza sanitaria. 

Diversi medici e avvocati si sono attivati al fine di sostenere che gli aborti per motivi di salute mentale sono in linea con la legge, ma i funzionari governativi e i conservatori continuano a mettere in discussione questa posizione. 

Secondo i gruppi di sostegno all’aborto, diverse donne sono in attesa di trovare un medico che sia disposto ad aiutarle. Ciò è in parte dovuto alla paura: secondo la legge polacca, le donne che subiscono un aborto illegale non sono punite, mentre un medico può essere incarcerato fino a tre anni.

Dei quattro dottori che hanno accettato di sostenere il caso di Paulina, solo una, Aleksandra Krasowska, una psichiatra con sede a Varsavia,  ha deciso di far conoscere pubblicamente il suo nome e il suo cognome: questo lascia solo immaginare il clima di terrore in cui vivono in medici che sostengono l’aborto in Polonia. 

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Redattrice su temi della sostenibilità sociale e ambientale. Laureata con lode in filosofia, ha conseguito un master di II livello in Rendicontazione Innovazione e Sostenibilità. Ha maturato esperienza nella comunicazione e nell’organizzazione di eventi presso enti profit e no profit.
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