Un ebreo e un musulmano, la foto dei due paramedici che pregano insieme diventa il simbolo della pandemia che va oltre ogni distinzione

La foto di due paramedici, uno musulmano e l’altro ebreo, che pregano insieme di fronte all’ambulanza su cui lavorano ogni giorno, sta facendo il giro del mondo. E’ il simbolo dell’unione di tutti nel raggiungere lo stesso importante obiettivo, nonostante le divergenze culturali e religiose, anche quelle più difficili da accantonare. E’ anche un potente messaggio di pace.

In un raro momento di pausa, Avraham Mintz, ebreo, e Zoher Abu Jama, musulmano, hanno pregato insieme. Mintz è nato a Beersheba, nel sud di Israele, ha preso la sua veste da preghiera e se l’è messa sulle spalle. Abu, di Rahat, sempre nel sud di Israele, ha posizionato invece il suo tappeto in direzione della Mecca, il luogo sacro per i musulmani e si è inginocchiato.

Per 15 minuti, i due paramedici del servizio di emergenza della MDA (Magen Davi Adom) nella città meridionale di Be’er Sheva hanno pronunciato le loro preghiere e poi sono tornati al lavoro.

Un collega ha scattato e postato sui social la foto di questo momento così potente che è diventata subito virale soprattutto perché portatrice di un profondo messaggio di rispetto per le differenze religiose e culturali. Per i due uomini, che lavorano regolarmente insieme due o tre volte alla settimana, la preghiera comune non è in realtà una novità ma per tanti altri che hanno visto il loro gesto tramite la foto è stato un momento stimolante e pieno di positività nel mezzo delle solite pessime notizie che riguardano la pandemia globale.

Un bellissimo momento condiviso che dimostra come, almeno di fronte a serie emergenze di salute, si possano mettere da parte le divergenze, anche quelle più profonde e radicate nel tempo.

Abbiamo visto come la pandemia abbia avuto come conseguenza positiva un cessate il fuoco mondiale, al quale piano piano i vari gruppi armati stanno aderendo.

La scorsa settimana, palestinesi e israeliani hanno siglato un “accordo di pace” con un patto bilaterale per combattere il virus, e forse la foto di Mintz e Abu è il più grande simbolo di tale impegno. Purtroppo però è anche vero che si sono registrati comunque bombardamenti su Gaza da parte di Israele.

“Cerchiamo di pregare insieme, invece che prenderci dei momenti separati, perché abbiamo molte situazioni che stiamo affrontando in questo momento” ha dichiarato Mintz al New York Times.

“Il fatto che sia così semplice lo rende così potente. Credo che io e Zoher e la maggior parte del mondo comprendiamo che dobbiamo alzare la testa e pregare. È tutto ciò che resta”, ha aggiunto alla CNN.

“Il mondo intero sta combattendo. Questa è una malattia che non fa la differenza tra nessuna religione e nessun genere. Ma lo mettiamo da parte. Lavoriamo insieme, viviamo insieme. Questa è la nostra vita” ha sottolineato invece Abu Jama.

La strada per la pace è ancora lunga ma, quantomeno, il coronavirus sta facendo rivalutare le priorità un po’ in tutto il mondo.

Fonti di riferimento: CNN / New York Times/ Facebook

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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