La pandemia di Covid-19 spinge milioni di persone verso la fame e la povertà

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La pandemia di coronavirus non ha solo ripercussioni sulla salute, ma anche sull’economia dei paesi. In tutto il mondo, migliaia di persone continuano a morire di Covid-19, e negli Stati Uniti sono circa 30 milioni quelle rimaste disoccupate.

La produzione industriale e la spesa dei consumatori sono ancora ben al di sotto dei livelli pre-pandemici e gli esperti indicano che le diseguaglianze cresceranno con l’avvicinarsi dell’inverno. In Europa, una seconda ondata di infezioni ha innescato allarmi e arresti, aggravando anche la situazione economica del continente.

Eppure il problema peggiore è nei paesi in via di sviluppo. Nelle ultime settimane, una serie di organizzazioni e agenzie internazionali hanno lanciato l’allarme per le crisi provocate dal nuovo coronavirus. Mentre molti governi occidentali sono riusciti a tenere comunque la situazione sotto controllo, le nazioni più povere stanno annaspando tra il massiccio debito pubblico e le carenze nelle entrate statali. Si stima che a rischio ci siano circa 2 miliardi di persone.

“Un’ondata di fame e carestia potrebbe dilagare in tutto il mondo”, spiega David Beasley, direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite. Secondo l’agenzia, circa 135 milioni di persone in tutto il mondo hanno affrontato una profonda insicurezza alimentare già prima della pandemia e questo numero è destinato a raddoppiare entro la fine dell’anno.

La Banca Mondiale afferma che la pandemia potrebbe minare gli sforzi internazionali per ridurre il tasso di povertà estrema globale al 3% entro il 2030 e prevede che i livelli di povertà esistenti cresceranno quest’anno per la prima volta dagli anni ’90.

Secondo la Asian Development Bank, circa 160 milioni di persone nella sola Asia potrebbero diventare povere; in America Latina, parliamo di circa 45 milioni. Alcuni dei luoghi più colpiti si trovano in paesi che non possono permettersi tali battute d’arresto.

“La produzione economica dell’India si è ridotta del 24% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, peggio di qualsiasi altra grande economia”, dicono Niha Masih e Joanna Slater in un rapporto. “Durante il blocco nazionale, sono stati persi più di 120 milioni di posti di lavoro”.

In Sud America  il disastro economico è altrettanto acuto, ma non è chiaro quanto i governi più ricchi siano disposti a dare di fronte alle proprie ristrettezze di bilancio:  “I paesi in via di sviluppo sono stati esposti a molteplici shock in un contesto di crescita globale anemica”, ha detto al Financial Times Stephanie Blankenburg, responsabile del debito e dei finanziamenti per lo sviluppo alla Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo. “La risposta internazionale è stata straordinariamente esitante: troppo poco, troppo tardi”.

Fonte: WFP-Nazioni Unite/Foreign Policy/The Washington Post

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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