Il dramma degli ‘orfani di Ceausescu’: bambini abusati, costretti a vivere tra gli escrementi e abbandonati in orfanotrofio

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Abusati sessualmente, maltrattati e isolati per intere giornate con pochissimo cibo e acqua, sfiancati fino a diventare automi. Quella dei decreţei, i cosiddetti ‘figli del diavolo’, è una delle pagine più buie della storia della Romania. Sono passati trent’anni dalla Rivoluzione e non possiamo dimenticare gli orfani di Ceausescu, ovvero i bambini abbandonati negli orfanotrofi per colpa di un decreto del regime comunista.

Nel 1966, Nicolae Ceauşescu preoccupato del calo nascite, vara il decreto 770 con cui aborto e contraccezione diventano illegali per donne al di sotto dei quarantacinque anni e con meno di quattro figli, con eccezioni solo in caso di stupro o di complicazioni che ne avrebbero compromesso la vita.
Così l’aumento di gravidanze indesiderate da famiglie piegate dalla miseria ha portato con sé il sovraffollamento degli orfanotrofi che sono diventati dei veri e propri lager per bambini innocenti e spesso disabili.

bambini romeni

Bambini che non piangevano

Messi prima nelle culle in fila indiana e poi in letti sterili, i bambini crescevano senza alcun tipo di stimolo, tant’è che a volte finivano per non piangere nemmeno. E questo rappresentava già una cosa insolita di per sé.

“C’era un silenzio insolito dovuto forse al fatto che i bambini all’inizio piangevano, ma poi esasperati dal fatto che nessuno ascoltasse il loro richiamo, semplicemente smettevano”,

spiega lo scienziato americano Nathan Fox dell’Università del Maryland, negli Stati Uniti.

Questo perché nell’orfanotrofio non c’era una madre, né un padre, né in generale un assistente a cui importasse realmente di questi piccoli orfani. E così in migliaia sono morti senza che nessuno se ne accorgesse, abbandonati a loro stessi.

Una scena dell’orrore che accadeva a Bucarest, capitale della Romania, negli anni del regime comunista di Ceausescu, ucciso nel 1989.

“Procreate, compagne, questo è il vostro dovere patriottico!”,

diceva il leader comunista nel febbraio 1984 davanti al Consiglio nazionale delle donne

“La creazione di una grande popolazione romena impone l’immagine della madre eroina, che sarà premiata per i figli dati alla sua terra, come accadrà a una contadina per aver messo al mondo undici figli”.

La sua politica però finì per creare l’effetto opposto: oltre 20mila bambini morti in orfanotrofio, vittime di violenze inaudite, ben raccontate in Figli del diavolo (trad. Camilla Diez, 66than2nd, 2018, Enfants du diable, Editions du Seuil, 2016) di Liliana Lazar.

bambini romeni

Abusi sessuali e vessazioni psicologiche

Crimini che spaziano dall’abuso sessuale fino a vessazioni psicologiche, che hanno influito negativamente sullo sviluppo mentale dei bambini su cui oggi, dopo anni di silenzi, l’Istituto per le indagini sui crimini comunisti sta indagando, per trovare i responsabili diretti e indiretti del caso orfani di Ceausescu. E visto il materiale raccolto, si potrebbe arrivare in Tribunale già nel 2020.

Ceausescu, che governò il paese per un quarto di secolo, fu rovesciato da una rivoluzione lampo dovuta al clima di tensione che si era creato per le dure condizioni di vita e la carenza di cibo. Proteste che arrivarono fino alla capitale Bucarest portando all’arresto del leader e poi alla sua fucilazione. Purtroppo solo allora venne fuori la storia di questi bambini, frutto di una politica sconsiderata che voleva risanare l’economia nazionale con l’aumento delle nascite. Documenti storici indicano che il decreto stabiliva il controllo assoluto della vita riproduttiva delle donne che venivano monitorate con test ginecologici obbligatori. Chi non poteva avere figli, pagava tasse aggiuntive.

I bambini del decreto diventarono tantissimi, ma più di 100mila finirono in orfanotrofio. Tantissimi furono gli effetti collaterali: aumento dei tassi di mortalità materna e infantile e disagi mentali. Furono maltrattati fisicamente, non venivano adeguatamente nutriti e le loro condizioni igieniche erano precarie. A raccontarlo sono gli stessi sopravvissuti. Negli orfanotrofi non c’erano medicine o servizi igienici e gli abusi fisici e sessuali erano una costante. C’erano tre o quattro bambini sdraiati nello stesso letto e nessuno si curava di loro. Non giocavano, non parlavano, a volte passavano l’intera giornata a guardare il muro da soli. Molti avevano (o sviluppavano) problemi mentali.

“Vivevano in stanze buie e sporche, con escrementi ovunque”,

afferma un rapporto della BBC del 1990.

Quando i bambini subiscono violenza, abusi o sono trascurati, lo stress tossico che ne risulta impedisce al cervello di stabilire connessioni neurali, che possono portare a difficoltà di apprendimento e comportamentali. Per questo chi è sopravvissuto porta con sé i segni di un disagio indelebile.

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Fonte e foto

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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