@David Card/UC Berkeley

L’aumento del salario minimo si aggiudica il premio Nobel per l’Economia

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Uno degli economisti, David Card, vince il prestigioso premio dopo aver dimostrato che l’aumento del salario minimo non causa la distruzione del posto di lavoro. Accademico di origine canadese, vince il premio insieme con Joshua Angrist e Guido Imbens

Ha studiato per 28 anni come si è evoluta l’occupazione nelle catene di fast food nel New Jersey e in Pennsylvania ed è arrivato a un assunto straordinario: il salario minimo non scoraggia le assunzioni.

Per questo motivo, David Card ottiene il Nobel per l’Economia 2021. Nato in Canada 65 anni anni fa e docente a Berkeley, in California, si fece conoscere quasi trent’anni fa per uno studio controcorrente. Allora, la maggior parte degli economisti era convinta che un salario minimo imposto per legge scoraggiasse le assunzioni: maggiori costi per le imprese, meno lavoro.

Ma Card ha dimostrato che non è esattamente così e i risultati delle sue analisi hanno spinto i ricercatori a rivedere l’opinione secondo cui tali aumenti porterebbero a un calo dell’occupazione. 

Molte delle grandi domande nelle scienze sociali riguardano causa ed effetto – spiega la Royal Swedish Academy of Sciences. In che modo l’immigrazione influisce sui livelli salariali e occupazionali? In che modo un’istruzione più lunga influisce sul reddito futuro? È difficile rispondere a queste domande perché non abbiamo nulla da usare come paragone. Non sappiamo cosa sarebbe successo se ci fosse stata meno immigrazione o se quella persona non avesse continuato a studiare. Tuttavia, i vincitori di quest’anno hanno dimostrato che è possibile rispondere a queste e ad altre domande simili utilizzando esperimenti naturali. La chiave sta nell’usare situazioni in cui eventi casuali o cambiamenti politici hanno come risultato che ci siano gruppi di persone trattati in modo diverso, in un modo che assomiglia ai trial clinici in medicina.

Utilizzando esperimenti naturali, David Card ha analizzato gli effetti sul mercato del lavoro di salari minimi, immigrazione e istruzione. I suoi studi dei primi anni ’90 hanno sfidato le nozioni convenzionali, portando a nuove analisi e ulteriori intuizioni. I risultati hanno mostrato, tra l’altro, che l’aumento del salario minimo non porta necessariamente a un minor numero di posti di lavoro.
Ora sappiamo che i redditi delle persone nate in un Paese possono beneficiare di nuova immigrazione, mentre le persone immigrate in precedenza rischiano di essere influenzate negativamente. Ci siamo anche resi conto che le risorse disponibili nelle scuole sono molto più importanti per il futuro successo degli studenti nel mercato del lavoro di quanto si pensasse in precedenza.
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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