Nasrin Sotoudeh: confermata la condanna a 33 anni e 148 frustate per l’avvocatessa iraniana

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Nasrin Sotoudeh è stata condannata. Confermati i 33 anni di carcere e le 148 frustate. L’avvocatessa iraniana, nota per le sue battaglie a favore dei diritti umani dovrà trascorrere in cella parte della sua vita. Una pena che sta facendo discutere e che sta mobilitando le associazioni di tutto il mondo.

Rinchiusa nel carcere di Evin da giugno scorso Nasrin era stata inizialmente condannata nel 2016 a 5 anni ma adesso, secondo la sentenza d’appello dovrà scontarne inizialmente almeno altri 12 per aver protestato contro la pena di morte e aver incitato le donne a togliersi il velo.

La donna, rimasta nella sua terra, la Repubblica islamica, per difendere le sue conterranee e i loro diritti e combattere contro i soprusi, in questi giorni purtroppo è stata nuovamente sconfitta.

In base all’articolo 134 del codice penale, dovrà trascorrere in carcere 12 anni come prevede la legge in caso di condanna per tre o più reati e dovrà scontare la condanna più lunga imposta per la più grave delle imputazioni.

Nasrin Sotoudeh

Ad annunciarlo è stato il marito Renza Khandan che ha scritto un post sul suo profilo Facebook spiegando che

“per sette accuse in totale la condanna è di 33 anni e sei mesi e 148 frustrate”.

Spiega Khandanche Sotoudeh non ha voluto presentare ricorso nei 20 giorni a disposizione per contestare il verdetto.

“Le accuse contro di lei sono la conseguenza del suo pacifico lavoro in favore dei diritti umani, inclusa la sua difesa delle donne che protestano contro l’obbligo di indossare il velo in Iran e la sua pubblica opposizione alla pena di morte” lamenta Amnesty International.

Dopo la grande mobilitazione online arrivata all’indomani della condanna iniziale e delle decine di migliaia di firme già raccolte, il marito ha scritto:

“Cari amici, attivisti e soci di Amnesty International, tutto ciò che ognuno di voi sta facendo in diversi paesi a sostegno di Nasrin Sotoudeh, dalle campagne alle manifestazioni, e le vostre immediate reazioni contro l’atroce condanna che le è stata inflitta hanno suscitato l’attenzione del mondo intero sul caso, al punto che il giudice è stato costretto a dire assurdità ai giornalisti e a smentire la sentenza. Grazie a voi Nasrin e la sua crudele condanna sono diventati oggetto di preoccupazione internazionale. Vi ringraziamo per tutti gli sforzi e i sacrifici che state facendo e ci congratuliamo con voi e con i difensori dei diritti umani di tutto il mondo per la solidarietà in favore delle vittime di violazioni”.

Per firmare la petizione e chiedere l’immediata liberazione di Narsin clicca qui

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Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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