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Chernobyl, morto Bryukhanov: condannato come uno dei responsabili, diceva che “nessuno ha imparato niente da questo disastro nucleare”

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Ingegnere elettrotecnico sovietico di origini uzbeke, al suo nome è legato il disastro di Chernobyl. Fu condannato a 10 anni di carcere, ma ha sempre sostenuto che i veri colpevoli siano rimasti fuori

A volte Chernobyl sembra troppo orribile per essere reale ed è ancora più orribile una volta che ci si rende del vero disastro che fu. Nikolai M. Fomin, Anatoly S. Dyatlov e Viktor Bryukhanov, ex direttori della centrale, l’avrebbero pagata tanto che furono condannati ciascuno a (solo) dieci anni di prigione per il loro ruolo nell’esplosione catastrofica. Ma rimane la peggiore cosa mai accaduta nel XX secolo.

Il 13 ottobre Bryukhanov è morto all’età di 85 anni, portandosi con sé probabilmente molte verità ancora da svelare e la sua personale convinzione che mentre lui e i suoi colleghi sono stati in prigione, alcune delle vere cause del disastro di Chernobyl siano rimaste fino ad oggi non riconosciute dalla Russia.

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In molti, nel corso degli anni, hanno effettivamente ritenuto che la portata gigantesca dell’esplosione sia stata in realtà solo la punta dell’iceberg di quello che fu un autentico disastro. Alcune delle scelte del governo russo fatte all’indomani dell’incidente hanno fatto più male che bene ed è per questo che i tre uomini scontarono la pena. Per quanto le decisioni di una persona abbiano contribuito al danno causato dall’esplosione, le forze burocratiche in gioco che ne sono seguite potrebbero non essere riuscite a proteggere adeguatamente i cittadini di Pripyat dalle radiazioni.

E, nonostante l’entità del disastro, lo stesso Bryukhanov – direttore della centrale, sin dagli anni della sua costruzione, fra il 1970 e il 1977 – ha affermato per tutta la vita che nessuno ha imparato nulla su come affrontare l’esplosione di un reattore nucleare sulla scia dell’esplosione di Chernobyl.

Fu licenziato poche settimane dopo l’esplosione del quarto reattore. Fu poi condannato, dal Tribunale supremo dell’Urss, a dieci anni di carcere dopo essere stato giudicato colpevole di violazioni della sicurezza. Era poi stato rilasciato dopo aver scontato metà della sua condanna.

Nel primo rapporto che scrisse subito dopo l’esplosione, Bryukhanov assicurò le autorità che i livelli di radiazione, che si diffusero in tutta Europa, erano “sotto controllo”, come è emerso da documenti recentemente declassificati in Ucraina.

In un’intervista con la rivista russa Profil, successivamente estratta dal New Zealand Herald, dichiarò:

È necessario comprendere le vere cause del disastro per sapere in quale direzione si dovrebbero sviluppare fonti di energia alternative. In questo senso, Chernobyl non ha insegnato qualcosa a nessuno.

Bryukhanov affermò che lui, Fomin e Dyatlov, siano stati vittime di altre persone che cercavano i propri interessi professionali:

Era un tessuto di bugie che ha distratto dalla ricerca delle vere cause dell’incidente, lanciando al mondo un potente allarme: gli americani, i francesi, gli inglesi, i giapponesi, nascondono tutti le vere cause degli incidenti nelle proprie centrali nucleari.

Cercare di ricostruire ciò che è successo alla centrale nucleare di Chernobyl rimane un processo assai contorto. Ciò che è chiaro, tuttavia, è che, sebbene Bryukhanov e pochi altri siano stati mandati in prigione, le colpe sono molte molte di più. E da ricercare anche dopo il terribile incidente, in tutto quello sviluppo di avvicendamenti che ha ancora non ha una fine. 

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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