Anche il Messico verso la legalizzazione dell’aborto

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Dopo l’Argentina, ora tocca al Messico. Per una sorta di “effetto domino”, anche il paese centroamericano si sta muovendo verso la legalizzazione dell’aborto a livello nazionale. In Messico − paese a maggioranza cattolica dove la Chiesa romano-cattolica esercita una rilevante influenza culturale e politica nello spazio pubblico − l’aborto finora è legale, fino alla dodicesima settimana di gestazione, solo in 2 Stati su 32.

A Città del Messico dall’aprile 2007 e nello Stato meridionale rurale di Oaxaca con il verdetto parlamentare del 25 settembre 2019, che ha approvato la modifica al codice penale statale; prima della riforma esso prevedeva una pena detentiva da 6 mesi a 2 anni di carcere per il reato di aborto volontario. Nel resto del paese, esso è consentito solo qualora la donna abbia subìto violenza sessuale.

In America latina, in effetti, la legislazione sull’aborto è tra le più restrittive del mondo. Ma qualcosa sta cambiando. Il 30 dicembre 2020 il Senato argentino, con una decisione storica, ha approvato la legalizzazione dell’aborto fino a 14 settimane di gestazione. Fino a quel momento, gli aborti in Argentina erano permessi solo in caso di stupro della donna ovvero di accertato rischio per la salute della madre. Fino a poco tempo fa, solo a Cuba e in Uruguay era consentito l’aborto volontario. Altre due eccezioni nella regione sono le Antille e la Guyana francese.

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Il 2020 apre la strada alla depenalizzazione in Messico

Il 31 dicembre 2020, dopo il voto argentino, il Presidente del Messico Andrés Manuel López Obrador (aka AMLO), ha dichiarato che le donne (messicane) dovrebbero decidere se legalizzare o meno l’aborto nel proprio paese; pertanto, a suo parere, una questione così delicata non può essere calata dall’alto ma deve essere il risultato della volontà maggioritaria delle donne stesse. Il liberale partito al potere, noto con l’acronimo Morena, diretto da Obrador, ha tuttavia mantenuto una posizione piuttosto ambigua in tema di matrimonio egualitario (matrimonio tra persone dello stesso sesso) e aborto.

In ogni caso, dal 2020 la sensibilità dell’opinione pubblica messicana in tema di aborto è mutata in maniera significativa, anche grazie alla cruciale mobilitazione della società civile del paese, guidata dal movimento femminista e del movimento pro-choice, che rivendicano il potere delle donne di autodeterminarsi, di disporre liberamente del proprio corpo e di tutelare la propria salute sessuale e riproduttiva.

Secondo quanto rilevato da un sondaggio telefonico condotto lo scorso novembre da El Financiero e Nación321, il 48% degli intervistati aveva dichiarato di essere favorevole all’aborto e, in particolare, alla possibilità di emanare “una legge in grado di concedere alla donna il diritto ad abortire”.

Il consenso popolare in materia di aborto volontario è quindi aumentato, se lo compariamo al 29% rilevato nel marzo 2020. Il quotidiano El Financiero aveva promosso un sondaggio simile nel settembre 2019, da cui era infatti emerso un ampio consenso riguardo al diritto all’aborto solo negli Stati messicani di Città del Messico e Baja California. Il 63% del campione (15.000 adulti) si era espresso a sfavore dell’aborto e solo il 32% a favore.

Le recenti proposte legislative

I legislatori che rappresentano i maggiori partiti politici messicani, cioè il partito al governo Movimiento Regeneración Nacional (Morena), il partito laburista Partido del Trabajo (PT), il Partido Revolucionario Institucional (PRI) e il partito dei verdi ecologisti Partido Verde Ecologista de México (PVEM), hanno intenzione di discutere in Congresso la legalizzazione dell’aborto volontario, da estendere a livello nazionale.

Deputati e senatori di diverse forze politiche del paese auspicano l’approvazione in tempi brevi di una nuova riforma che garantisca alle donne messicane il libero accesso a servizi volti a garantire il diritto all’aborto sicuro nella cornice istituzionale del sistema sanitario nazionale.

L’ipotesi legislativa messa in campo consiste nella elaborazione di un codice penale unitario che una volta per tutte depenalizzi l’aborto volontario nell’intera federazione messicana. Le proposte presentate da questa nuova generazione progressista di parlamentari donne, provenienti da ambienti di attivismo oppure dall’accademia, particolarmente sensibili rispetto alla questione di genere, potrebbero quindi accelerare il suddetto processo di riforma. Non è escluso tuttavia che il partito di estrema destra Encuentro Social e i cristiano-democratici del Partido Acción Nacional blocchino qualsivoglia spinta riformatrice; anzi, è probabile che molti dei loro rappresentanti si oppongano con forza al progetto riformatore.

Fonti: CC News

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Donatella Vincenti. Laureata in Lingue e Scienze Politiche, nel 2017 ha conseguito un dottorato alla Luiss sulla transizione ecologica nel mondo arabo-islamico. Nel 2015 ha curato la rubrica "Green Islam" per la webradio Radio Bullets.
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