I mattatoi stanno diventando come le case di cura, in Usa si nascondono i focolai (e in Italia non si controllano proprio)

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

I mattatoi si stanno confermando uno dei luoghi più pericolosi nella diffusione del coronavirus. E negli Usa sta montando la polemica per aver tenuti nascosti i contagi avvenuti al loro interno.

In una struttura della Carolina del Nord i test hanno riscontrato casi positivi, ma i funzionari si rifiutano di rilasciare informazioni a riguardo. Ma l’impianto di lavorazione del pollo è stato sottoposto a test diffusi per Covid-19 sin dall’inizio di giugno.

I lavoratori erano spaventati. Diversi dipendenti avevano già ottenuto risultati positivi e, nonostante questo,   la società Case Farms, che è stata ripetutamente condannata per il trattamento degli animali e le violazioni dei diritti dei lavoratori, non forniva adeguati dispositivi di protezione.

Si lavora gomito a gomito ed è impossibile mantenere le distanze, eppure si cerca di insabbiare una situazione arrivata al limite.

“Non abbiamo molto spazio. Siamo spalla a spalla. Ho paura di andare al lavoro, ma devo andarci lo stesso”, spiega un lavoratore. Alla fine i casi positivi sono risultati 150. L’8 giugno, il dipartimento sanitario della contea di Burke, dove si trova la struttura Case Farms, ha registrato 136 nuovi casi Covid, con un aumento del 25%. Eppure né la compagnia, né i funzionari della contea né il dipartimento della salute hanno voluto confermare che il focolaio sia scoppiato proprio dentro Case Farms.

Nei mattatoi è impossibile, infatti, mantenere le distanze di sicurezza, acqua, umidità, vapore, presenza di feci e sangue animale creano una bomba batteriologica.

Durante il lockdown, pochissimi mattatoi hanno chiuso. Nel resto delle strutture, i lavoratori spesso stranieri e sfruttati, sono stati costretti a lavorare con la paura.

Non dimentichiamo che alla fine di aprile, mentre emergevano focolai negli impianti di lavorazione della carne in tutti gli Stati uniti, Donald Trump aveva firmato un ordine esecutivo costringendo le strutture a rimanere aperte.

Nello stesso mese, gli Stati Uniti hanno esportato una quantità record di carne di maiale in Cina.

Anche in Germania era stato registrato un focolaio di coronavirus, con 657 i casi positivi, che aveva ridato vita ai contagi in tutto il Paese.

Dall’inizio della pandemia, oltre 36mila lavoratori nel settore della lavorazione della carne e dell’agricoltura sono risultati positivi per Covid-19 e almeno 116 sono deceduti, secondo dati della Food and Environment Reporting Network, sebbene il numero reale sia probabilmente più elevato.

Come spiega The Guardian, il dipartimento sanitario della contea di Burke, dove si trova Case Farms, dispone di dati allarmanti che sta scegliendo di non rendere pubblici.

“Perché, quando in una casa di cura c’è un focolaio è sulla carta, ma quando c’è in un impianto di confezionamento di carne, non lo è?” ha dichiarato Mac Legerton della Cooperativa per lo sviluppo sostenibile della Contea di Robeson. “La legge deve essere uguale per tutti: focolai nelle strutture pubbliche e private devono essere resi pubblici per proteggere i dipendenti e informare il pubblico”.

Una situazione che come dicevamo non riguarda solo gli Stati Uniti, ma numerosi mattatoi, compresi quelli italiani.

In Italia, un’azienda di lavorazioni carni in provincia di Bari, ha registrato decine di dipendenti infettati nel reparto macellazione.

E ora emerge, come spiega un’inchiesta di Francesco De Augustinis su L’Espresso, che le strutture non sarebbero abbastanza controllate e non verrebbero fatti neanche i tamponi.

Insomma, una filiera poco trasparente dove è impossibile sapere cosa sta succedendo.

Fonte: The Guardian

Leggi anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
Sei su Instagram?

Le nostre foto +belle, le notizie che +ami, il tuo giornale sempre con te!

Repubblica di San Marino

Repubblica di San Marino: il turismo slow e green che non ti aspetti

Cristalfarma
Seguici su Instagram
seguici su Facebook