Mascherine, non obbligatorie per bambini sotto 6 anni. Ma scoppia la polemica dei commercianti sui 50 centesimi

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Mascherine: quando utilizzarle e dove? Nelle selve oscure dei decreti emanati a tambur battente, troppo spesso mancano informazioni più precise e sciogliere i dubbi rimane la pratica più diffusa. L’ultimo Dpcm sulla fase 2 ha per esempio stabilito che i bimbi sotto ai 6 anni non saranno obbligati a indossarle, mentre con una ordinanza del commissario straordinario è chiaro che il prezzo di ogni singola mascherina chirurgica non potrà superare i 50 di euro al netto dell’IVA. Ma poi?

Dov’è obbligatorio indossare le mascherine (che potranno anche essere auto-prodottte) e dove no? Si parla di ambienti chiusi, ma quali? Solo nei negozi o negli uffici pubblici o anche nei luoghi di lavoro privati? In molti, oggi, chiedono chiarimenti interpretativi del governo per non creare confusione, come, per esempio, si possono incontrare i congiunti, ma chi sono i “congiunti”?

Tornando alla questione delle mascherine, i commi 2, 3 e 4 del DPCM firmato ieri sera dal Primo Ministro Conte, recita:

2. Ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di usare protezioni delle vie respiratorie nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza. Non sono soggetti all’obbligo i bambini al di sotto dei sei anni, nonché i soggetti con forme di disabilità non compatibili con l’uso continuativo della mascherina ovvero i soggetti che interagiscono con i predetti.
3. Ai fini di cui al comma 2, possono essere utilizzate mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire una adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso.
4. L’utilizzo delle mascherine di comunità si aggiunge alle altre misure di protezione finalizzate alla riduzione del contagio (come il distanziamento fisico e l’igiene costante e accurata delle mani) che restano invariate e prioritarie.

Cosa si intende esattamente per “luoghi chiusi accessibili al pubblico”?

Il rebus che riempie il web oggi è: cosa si intende esattamente per “luoghi chiusi accessibili al pubblico” in cui è obbligatorio indossarle? 

Al di là dei mezzi pubblici, la cui accezione è abbastanza chiara (e il cui servizio verrà erogato sulla base delle decisioni prese dalle singole aziende del trasporto pubblico locale), ci si chiede come comportarsi e dove. Vero è che oramai è davvero difficile vedere in giro persone sprovviste di una copertura sul viso, ma nell’interpretazione corrente per luoghi chiusi accessibili al pubblico dovrebbero intendersi gli esercizi commerciali, gli uffici pubblici e i locali dove è consentito l’accesso al pubblico.

E per gli altri luoghi di lavoro? Nelle aziende come negli uffici, l’uso della mascherina è normato da precisi protocolli di sicurezza aziendali. Rimane quindi l’obbligo di indossare la mascherina tutte le volte che non si riesce a rispettare la distanza tra persone, per cui negli ambienti lavorativi dove sono garantite le distanze di sicurezza tra le postazioni non dovrebbe essere previsto l’uso obbligatorio della mascherina.

Ripetiamo, si parla di “obbligatorietà”, poi va da sé che l’uso delle mascherine è praticamente consigliato in ogni circostanza e demandato, laddove non previsto per legge, al buon senso o alle necessità di ogni singola persona.

Sui mezzi pubblici

Secondo l’articolo 2. “è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di usare protezioni delle vie respiratorie nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto”. Ciò vuol dire che chi dovrà spostarsi con bus, metro, treni, aerei o traghetti, avrà l’obbligo di mascherina. Inoltre, secondo le linee guida sui trasporti messe a punto dalla ministra Paola De Micheli e che sono pronte per essere allegate al DPCM sulla fase 2,  i mezzi di trasporto avranno un numero massimo di passeggeri, con marker sui sedili dove non è possibile sedersi e, per garantire il distanziamento – che verrà ricordato ai passeggeri anche con messaggi sonori -, sono previsti flussi differenziati per la salita e la discesa dai mezzi, così come anche per l’accesso e l’uscita dalle stazioni e dagli aeroporti.

L’obbligo di mascherine vale anche per il trasporto non di linea, per il quale si suggerisce di dotare le vetture di divisori, mentre per le vetture omologate per 6 o più passeggeri l’obbligo è di far salire non più di due passeggeri per ogni fila di sedili.

Si conferma, inoltre, la misurazione della temperatura in tutti gli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie, mentre aumenteranno le macchinette per i biglietti self service.

50 centesimi e la polemica dei commercianti

Nel prossimo Cdm, in un decreto, verrà tolta l’IVA sulle mascherine, attualmente al 22%. Intanto, il Commissario Straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, precisa in un’ordinanza che il prezzo finale di vendita delle mascherine, “praticato dai rivenditori finali, non può essere superiore, per ciascuna unità, ad € 0,50, al netto dell’imposta sul valore aggiunto”.

QUI trovate l’ordinanza completa.

“Con le attuali dinamiche di mercato il prezzo massimo di 50 centesimi è una cifra che non sta né in cielo né in terra”, tuona la vicepresidente di Confcommercio, Donatella Prampolini, sottolineando che le aziende hanno in carico le mascherine ad un prezzo maggiore e chiede di rivederla portandola almeno a 60 centesimi.

“Intanto molte aziende hanno bloccato vendite e ordini. Il problema è che per l’ennesima volta il governo non si è confrontato. La cifra attuale se si è molto molto bravi che si riesce a strappare è di 55 o 60 centesimi, ma di solito è maggiore. Il prezzo dovrebbe essere rivisto, già 60 centesimi potrebbe essere un prezzo equo, oppure ci trovino un canale pubblico attraverso il quale fare grandi commesse garantite ad un certo prezzo e ce le mettano a disposizione”.

Da quando saranno obbligatorie le mascherine?

Come tutte le altre disposizioni del  decreto, anche le misure relative all’utilizzo delle mascherine si applicheranno dal 4 maggio prossimo.

Mascherine non obbligatorie per bambini sotto i 6 anni

Il decreto stabilisce che per i più piccoli, l’obbligo di indossare le mascherine scatta solo dai 6 anni in su.

Quale tipo di mascherina è meglio utilizzare in generale per loro?

Senza dubbio, per i bambini vanno acquistate le mascherine chirurgiche di taglia pediatrica, che corrisponde a circa 12 x 25 centimetri, mentre le mascherine FFP2-FFP3 trovano indicazioni soltanto nei bambini immunodepressi a causa di malattia.

Molti sono i pediatri, inoltre, che sconsigliano di utilizzare le mascherine per i bambini al di sotto dei sei anni, perché in caso di difficoltà respiratoria hanno meno dimestichezza nel tenere la mascherina. Non è adatta nemmeno se il piccolo dovesse avere tosse o raffreddore, perché in questo caso cercherebbe di togliersela toccandola continuamente e toccandosi naso, bocca e occhi.

Teniamo a mente, inoltre, che anche per loro la mascherina in sé non è sinonimo di protezione assoluta, ma va sempre intesa anche in simbiosi con il distanziamento sociale di almeno un metro dalle altre persone e che il lavaggio delle mani deve essere una costante durante tutto l’arco della giornata.

Infine, il decreto prevede anche l’uso di “mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte”, ma ricordiamoci che le maschere di stoffa proteggono meno, soprattutto quando gli strati sono sottili e le trame del tessuto lasciano traspirare.

Fonti: DPCM / Ordinanza Commissario Straordinario

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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