La mappa interattiva dei nuovi suoni nel mondo: come sono cambiati con il lockdown

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The sound of silence verrebbe da canticchiare, riportando alla memoria una delle più famose canzoni della storia e facendo riaffiorare, ora più che mai, il suono non suono delle nostre città. Silenzio ovunque, che un po’ lascia sbigottiti, e fruscii mai sentiti prima, persino cinguettii che mai avremmo immaginato.

Sono queste le nostre strade adesso, i nostri cortili, le nostre scuole vuote. Il mercato rionale chiassoso di prima lascia il posto a un autentico deserto, laddove il tempo sembra essersi fermato e già solo una voce in lontananza concede spazio alle nostre paure.

I suoni delle città stanno cambiando radicalmente durante questa infinita pandemia. Cambiano volto, offrono rumori diversi, sono persino più pulite e anche per gli animali, ora, le nostre città sono addirittura  appetibili.

E cosa sentite voi, tra le strade in cui vivete? Se lo chiede Stuart Fowkes, che con il sito Cities and Memories negli ultimi cinque anni ha raccolto registrazioni acustiche da tutto il mondo e adesso ha avuto un’altra grandiosa idea: recuperare tutti i nuovi suoni delle nostre città e farli diventare parte di un progetto artistico per registrare il cambiamento del rumore cittadino durante il coronavirus.

Ed è così che si sente una canzone anti-coronavirus del Senegal o gli applausi per gli operatori sanitari che risuonano a Parigi: Sturat questa settimana ha lanciato una nuova campagna per costruire una mappa sonora globale crowdsourcing, che mostra come le nostre vite uditive stiano cambiando mentre il blocco dovuto al virus influenza il mondo e gli ambienti urbani si evolvono.

Stuart ha ricevuto contributi da 70 Paesi confermando come il lockdown abbia trasformato il modo in cui le città “suonano” nel giro di pochi giorni.

“Questo è un momento davvero unico in cui il mondo sembra non aver mai suonato prima. In nessuna delle nostre vite il mondo è mai sembrato come adesso”, spiega Stuart Fowkes al The Guardian.

La mappa interattiva include le preghiere mattutine provenienti da un monastero tibetano nel nord dell’India alla voce di una donna finlandese che legge estratti di storie di Roald Dahl ai suoi figli in isolamento.

mappa sonora

©Citiesandmemory

Suoni che, come ha spiegato l’ideatore, possono essere classificati in quattro aree: quelli esterni ma nati a causa della pandemia, come gli applausi “da Bruxelles, Parigi, Lima, Madrid e dall’Italia”, e il suono delle campane; quelli che provengono dall’interno delle case, “espressione di ciò che le persone fanno per affrontare il social distancing. Attività che possono ovviamente essere tradotte in registrazioni sonore”, come il rumore di una pietanza in padella, una telefonata a un parente lontano. Nella terza categoria, i suoni del mondo naturale, che riemergono proprio nel momento in cui la presenza umana diminuisce, mentre la quarta comprende i “nuovi silenzi”, come la desolazione di Times Square, “in cui l’unica cosa che si sente adesso è il condizionatore di un supermercato”.

E voi? Quale rumore sentite?

Fonti: Cities and memory / The Guardian

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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