La legge sul divorzio che ha rivoluzionato la società italiana compie oggi 50 anni

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Sono passati 50 anni da quel primo dicembre 1970, quando il Parlamento italiano diede il via libera alla “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio”. Le italiane e gli italiani si sentirono liberi di non vedere più l’unione tra coniugi come una scelta definitiva di vita

Si studia sui libri di diritto e ad essa sono dedicate pagine intere, considerata com’è la pietra miliare nella lotta per i diritti civili: correva l’anno 1970 e l’Italia votò la legge sul divorzio. Insieme a quella sull’interruzione volontaria di gravidanza (1978), è senza dubbio la legge più discussa dell’Italia contemporanea, votata più di due decenni dopo dall’istituzione della Repubblica.

La legge numero 898 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio) – conosciuta come “Fortuna-Baslini”, dal nome dei due deputati, Loris Fortuna (socialista) e Antonio Baslini (liberale) primi firmatari, fu approvata definitivamente dalla Camera il primo dicembre del 1970, in seguito a una seduta parlamentare che durò oltre 18 ore. Una vittoria per i  movimenti delle donne e per i radicali di allora in primis, ma, col senno del poi, una conquista di cui un Paese civile non poteva fare a meno.

(30 gennaio 1945: 75 anni fa le donne italiane conquistavano il diritto al voto)

La promulgazione della 898 venne fuori da anni e anni di conflitti e di disfatte politiche, che però non si misero a tacere nemmeno con la sua entrata in vigore. Gli anni ’70 furono di fatto anche questo: un veloce avanzamento dei diritti e della libertà di scegliere della propria vita.

L’approvazione della 898 e il discorso di Nilde Iotti

Per quanto siano forti i sentimenti che uniscono un uomo e una donna, essi possono anche mutare”, disse Nilde Iotti prendendo la parola in Parlamento prima dell’approvazione della legge Fortuna-Baslini.

Approvazione che ha conosciuto un iter lunghissimo.

Tutto ebbe inzio quando il deputato socialista Loris Fortuna presentò nell’ottobre del 1965 un progetto di legge sui “Casi di scioglimento del matrimonio”. Fu subito scontro: da un lato la DC, il Movimento Sociale Italiano e dei monarchici, e dall’altro il PSI, i radicali, i movimenti delle donne e l’UDI, l’Unione donne italiane (il PCI prese una posizione netta a favore solo in campagna referendaria).

Nel ’68, il deputato liberale Baslini presentò un nuovo progetto di legge, più moderato rispetto alla proposta Fortuna. Ma entrambi vennero uniti in una stessa proposta di legge nell’aprile del 1969, che passò poi al voto del Parlamento.

Il 25 novembre di quell’anno, Nilde Iotti, ad iter legislativo ormai alle ultime battute, fece alla Camera dei Deputati un discorso diventato famoso nella storia dei diritti delle donne:

Nel passato la famiglia ha costituito essenzialmente un momento di aggregazione della società umana, basato su motivi molto diversi, l’accasamento particolarmente per le donne, la procreazione dei figli, la trasmissione del patrimonio. Questi erano i motivi fondamentali che portavano alla costituzione della famiglia; la famiglia, cioè, ha risposto, in qualche modo, alla ricerca di collocazione sociale degli individui.[…] A noi pare che ciò che nel mondo moderno spinge le persone al matrimonio ed alla formazione della famiglia, ciò che rende morale nella coscienza popolare la formazione della famiglia, sia in primo luogo l’esistenza di sentimenti. […] Questa, io credo, è oggi la base morale del matrimonio. […]

[…] Vedete, onorevoli colleghi: per quanto siano forti i sentimenti che uniscono un uomo e una donna – in ogni tempo, ma soprattutto direi, nel mondo di oggi – essi possono anche mutare; e quando non esistono più i sentimenti, non esiste neppure più, per le ragioni prima illustrate, il fondamento morale su cui si basa la vita familiare. Abbiamo dunque bisogno di ammettere la possibilità della separazione e dello scioglimento del matrimonio.

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[…] Certo, noi sappiamo molto bene che quando una famiglia si dissolve la condizione dei figli diviene estremamente grave; noi non possiamo disinteressarcene, come se questo fatto non esistesse. Ma credo che vi sia un fatto che precede questo e che non possiamo dimenticare, e cioè che i figli sono sì importanti nella vita di un nucleo familiare, ma i protagonisti della famiglia non sono i figli: sono il padre e la madre. Sono questi ultimi a determinare la vita familiare ed il livello morale di essa; non la presenza dei figli.

[…] La Chiesa stessa non ha mai fatto questione, nelle sue sentenze di nullità del matrimonio, della presenza dei figli. Non è mai stata questa una ragione che abbia impedito ai tribunali ecclesiastici di emettere sentenze di nullità del matrimonio. […] Aggiungo, infine, onorevoli colleghi, che la condizione dei figli in una famiglia tenuta insieme per forza, in una famiglia dove la violenza o, peggio – dico peggio – l’indifferenza sono alla base dei rapporti dei coniugi, è la peggiore possibile, e causa la devastazione della loro personalità”.

Dopo la prima approvazione alla Camera, la discussione passò al Senato che votò il 9 ottobre del 1970. Il testo emendato tornò alla Camera e il 1° dicembre del 1970 lo approvò in via definitiva (con 319 sì e 286 no, su 605 votanti e presenti).

I divorzi nel primo anno di applicazione della legge furono 17.134, l’anno dopo 31.717.

Il referendum abrogativo del 1974

La storia del divorzio non finisce però nel 1970. Alla sua entrata in vigore, il fronte antidivorzista si riunì in un “Comitato nazionale per il referendum sul divorzio” e nel 1971 depositò la richiesta di un referendum abrogativo della legge appena promulgata.

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Fu questo il primo referendum abrogativo della storia repubblicana e venne promosso dalla Democrazia Cristiana di Amintore Fanfani. Il 12 e il 13 maggio votarono più di 33 milioni di persone, l’87,72% di chi ne aveva diritto: i “no” che confermarono il divorzio ottennero il 59,30%, i “sì” il 40,7 e la Baslini-Fortuna fu definitivamente confermata. (Sotto uno spot di Gigi Proietti come testimonial della campagna contro la cancellazione della legge)

Quanto ad altre leggi fondamentali nel nuovo diritto di famiglia, nel 1975 cade la patria potestà, passa la parità dei coniugi nella coppia e cade la discriminazione dei figli nati fuori dal matrimonio. Il 1978 è l’anno della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza e della istituzione del Servizio Sanitario nazionale basato sul circuito prevenzione, cura e riabilitazione. Per il delitto d’onore bisognerà aspettare solo il 1981.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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