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In Francia, beni e denaro provenienti dalla corruzione torneranno alle popolazioni che ne sono state vittime

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L’Assemblea nazionale francese (Assemblée nationale) sta per approvare un disegno di legge con il quale si richiede al governo di non trattenere i beni illegalmente acquisiti da corrotti funzionari stranieri, ma di restituirli alla popolazione locale a cui è stato sottratto il denaro pubblico.

Novità in arrivo in Francia in materia di giustizia penale. Un modo di spingere i governi a ricompensare e rendere giustizia alle vittime di atti di corruzione. Il voto sul disegno di legge per la restituzione di asset stranieri congelati a seguito di condanne per corruzione è previsto per oggi, 2 marzo 2021. Qualora diventasse una legge dello Stato, i membri del Parlamento sarebbero chiamati a garantire che il processo di restituzione avvenga in maniera trasparente e indipendente.

Lo scorso 19 febbraio, l’Assemblea nazionale aveva votato all’unanimità per includere l’emendamento n. 176 in un disegno di legge più ampio, incentrato sullo sviluppo e sulla lotta alle disuguaglianze globali. La nuova disposizione, che colmerebbe una lacuna del diritto francese, impone che i proventi della vendita di beni confiscati a funzionari pubblici stranieri condannati per riciclaggio di denaro o per reati finanziari ad esso correlati — considerati come biens mal acquis o guadagni illeciti — siano restituiti in maniera preferenziale alla popolazione dello Stato straniero interessato. L’attuale legge francese non consente la restituzione di tali proventi, per cui il governo francese conserva nelle sue casse i fondi sequestrati.

Il caso di Teodorin Nguema

La Francia ha deciso di procedere alla revisione della suddetta legge per consentire il rimpatrio dei guadagni illeciti dopo che un tribunale francese ha condannato Teodorin Nguema Obiang Mangue, vicepresidente della Guinea Equatoriale e figlio del presidente Teodor Obiang, per riciclaggio di denaro e appropriazione indebita e ha confiscato asset dal valore di circa 150 milioni di euro (circa 182 milioni di dollari USA).

Il 10 febbraio 2020, la Corte d’Appello di Parigi ha confermato la condanna e a dicembre la Corte internazionale di giustizia ha emesso una sentenza definitiva che rigetta la posizione ufficiale della Guinea Equatoriale, secondo cui il bene più prezioso implicato nel caso, una villa del valore di 110 milioni di euro, sarebbe protetto dall’immunità diplomatica.

Nguema è stato condannato in secondo grado a 3 anni di reclusione con pena sospesa e al pagamento immediato di una multa da 30 milioni di euro per appropriazione indebita di fondi pubblici, riciclaggio e abuso di proprietà, ma è stato  assolto dal reato di corruzione, diversamente da quanto disposto nella sentenza di primo grado del 2017.

Ha poi presentato ricorso alla Corte di Cassazione, la più alta corte del sistema giudiziario francese, che dovrebbe esaminare il caso nei prossimi mesi. Se il governo francese non dovesse approvare la legge prima della sentenza di cassazione, il denaro, in caso di condanna definitiva, sarà assorbito nel bilancio generale francese.

Giustizia per le vittime di corruzione

Il processo contro Nguema, avviato da Transparency International France e Sherpa nel 2008, ha aperto nuove prospettive a livello di lotta alla corruzione, consentendo alle organizzazioni non governative di avviare procedimenti penali per corruzione. Da quel momento in poi, le Ong hanno messo alla gogna importanti funzionari stranieri accusati di riciclaggio di denaro e in procinto di essere giudicati dai tribunali francesi.

Tra l’altro, la restituzione dei beni confiscati è un requisito della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, che la Francia ha ratificato nel 2003. Nel 2017, il Global Forum for Asset Recovery , un’iniziativa intergovernativa promossa dalla Banca mondiale, ha concordato una serie di principi volti a garantire forme e procedure di rientro degli asset congelati che siano trasparenti e responsabili, ivi inclusa una disposizione secondo cui i beni sottratti ai funzionari corrotti dovrebbero essere primariamente destinati alle vittime dei paesi danneggiati da tale condotta criminosa.

Senza dubbio, la società civile del paese beneficiario dovrebbe partecipare attivamente al processo decisionale relativo all’assegnazione dei fondi e dovrebbe svolgere un ruolo di monitoraggio e gestione operativa dei fondi stessi.

Secondo il disegno di legge francese, è quindi prevista la creazione di un nuovo programma di bilancio, di cui è responsabile l’Ufficio per l’assistenza allo sviluppo, che erogherebbe i fondi attraverso organizzazioni non governative o mediante l’Agenzia francese per lo sviluppo (AFD). Quest’ultima deve tenere quei fondi distinti dal bilancio generale. Inoltre, il Parlamento, nel suo ruolo di supervisore, dovrebbe operare in sinergia con organizzazioni non governative locali e internazionali.

Considerato l’elevato rischio che tali fondi si disperdano nuovamente a causa di ulteriori fenomeni di corruzione e vista l’importanza di difendere il principio generale secondo cui quel denaro non può legittimamente appartenere allo Stato francese, il sistema proposto necessiterà di eventuali aggiustamenti migliorativi, in linea con gli obiettivi di trasparenza e responsabilità già richiamati.

Fonti: StAR – Word Bank/Le Point Afrique

 

 

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Donatella Vincenti. Laureata in Lingue e Scienze Politiche, nel 2017 ha conseguito un dottorato alla Luiss sulla transizione ecologica nel mondo arabo-islamico. Nel 2015 ha curato la rubrica "Green Islam" per la webradio Radio Bullets.
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