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La Germania riconosce il genocidio degli Herero e dei Nama in Namibia

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Qualcosa (forse) sta cambiando. Le ingiustizie storiche legate al colonialismo e all’imperialismo delle grandi potenze europee e occidentali nel continente africano (e non solo), stanno destando una nuova attenzione internazionale.

Il 28 maggio la Germania, per la prima volta, ha riconosciuto di essersi resa responsabile in epoca coloniale, tra il 1904 e il 1908, di un vero e proprio genocidio nei confronti delle popolazioni di allevatori degli Herero e dei Nama in quella che oggi è la Namibia moderna, indipendente dal 1990.

Non era mai accaduto che Berlino ammettesse le atrocità commesse nel periodo della dominazione coloniale, giustificata da teorie razziste e xenofobe. La dichiarazione tedesca è formalmente giunta ieri, dopo cinque anni di negoziati. Il Ministro degli esteri tedesco, Heiko Maas (SPD), oltre ad auspicare una riconciliazione con la Namibia, in memoria delle vittime e nel rispetto dei loro discendenti, ha affermato che la Germania intende stanziare un fondo di 1.1 miliardi di euro nei prossimi 30 anni, da investire in sviluppo dell’agricoltura e progetti di formazione ovvero per altre destinazioni che le stesse comunità colpite saranno libere di scegliere.

Il messaggio-chiave del Ministro Maas è che “non possiamo cambiare il passato, ma possiamo guardare al futuro insieme”.

Voci critiche

Il gesto, senza dubbio, ha un significato simbolico assai rilevante, ma non è stato esente da critiche e sospetti, soprattutto da parte di alcuni rappresentanti delle due comunità colpite (tra cui alcuni membri della Ovaherero Traditional Authority e della Nama Traditional Leaders Association), che denunciano di essere stati emarginati dalle lunghe trattative intergovernative e temono un tentativo di malcelata sottomissione della Namibia alla volontà tedesca. I membri di entrambi i gruppi pretendono le scuse ufficiali della Germania, nonché il dovuto risarcimento.

Diversamente da quanto richiesto dalle comunità interessate Herero e Nama, la Germania ha deciso di offrire un pacchetto finanziario piuttosto che concedere un risarcimento del danno in senso giuridico per espiare le colpe del passato e per rendere conto dei crimini commessi dai funzionari coloniali tedeschi dell’epoca. In effetti, i tedeschi non intendono aprire, almeno per ora, alcuna legale richiesta di risarcimento.

Le odierne comunità della Namibia vorrebbero che la Germania restituisse all’ex colonia le decine di migliaia di resti rubati di parti del corpo appartenenti ai loro antenati, ora conservate nei musei e nelle biblioteche tedesche. Inoltre, reclamano le opere d’arte saccheggiate, da restituire al più presto al paese di origine. Entrambe le questioni potranno, prima o poi, essere adeguatamente e prontamente affrontate dalle autorità tedesche.

L’ex ministro dello sviluppo tedesco, Heidemarie Wieczorek-Zeul, ha offerto le prime scuse del suo paese per gli omicidi di massa durante un viaggio in Namibia nel 2004.  In quell’occasione, ha detto che le azioni del paese sarebbero interpretabili come atti di genocidio nei termini odierni.

All’inizio di giugno, nella capitale della Namibia, Windhoek, Maas dovrebbe sottoscrivere la dichiarazione, che per entrare in vigore necessita della ratifica parlamentare di entrambi i paesi. In realtà, il presidente Frank-Walter Steinmeier dovrebbe scusarsi ufficialmente davanti al parlamento namibiano per i crimini compiuti dalla Germania.

La campagna coloniale tedesca 

L’Impero tedesco ha dominato nell’Africa tedesca del Sud-ovest (l’attuale Namibia) dal 1884 al 1915, in ottemperanza a quanto stabilito nel 1884 alla Conferenza di Berlino.

Con l’arrivo dei coloni, le comunità indigene, che erano perlopiù composte da allevatori e pastori, persero tutto. Per sopravvivere furono costrette a svendere le loro terre ai coloni tedeschi e a lavorare per loro come braccianti e operai.

Durante quel periodo, le truppe coloniali tedesche hanno brutalmente represso con il sangue diverse ribellioni delle tribù locali, massacrando decine di migliaia di persone in campi di concentramento e sterminio.

Il generale tedesco Lothar von Trotha, inviato per sopprimere la ribellione degli Herero nel 1904, è stato ricordato per la sua spietatezza nello sterminare la popolazione nera dell’area. Oltre a cacciare gli Herero dalle loro terre, confinandoli nell’impervio deserto del Kalahari, ha istituito una linea di posti di blocco per fermarli se avessero tentato di tornare indietro. Condannati all’esilio perpetuo o allo sterminio totale.

Il generale ha sconfitto anche i Nama, che avevano a lungo resistito l’invasione militare tedesca, sterminando nel complesso il 75% degli Herero e dei Nama al suo acclamato rientro in patria nel 1905.

Secondo fonti storiche, su circa 80mila Herero, almeno 65mila sarebbero stati uccisi e almeno 10mila Nama su 20mila avrebbero perso la vita per mano dei militari tedeschi nei territori posti sotto occupazione coloniale.

Fonti: Heiko Maas

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Donatella Vincenti. Laureata in Lingue e Scienze Politiche, nel 2017 ha conseguito un dottorato alla Luiss sulla transizione ecologica nel mondo arabo-islamico. Nel 2015 ha curato la rubrica "Green Islam" per la webradio Radio Bullets.
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