Il monito del sociologo Jeremy Rifkin: “Siamo di fronte alla minaccia di estinzione e la gente nemmeno lo sa”

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Siamo di fronte alla minaccia di estinzione.Tutto quello che sta accadendo deriva dai cambiamenti climatici, negli ultimi anni abbiamo avuto altre pandemie e sono state le attività umane a generarle”. In un’intervista telefonica alla rivista Telos della Fundación Telefónica, il sociologo Jeremy Rifkin, spiega cosa sta succedendo al nostro Pianeta e come, secondo lui, si è arrivati allo scoppio dell’emergenza coronavirus.

Attivista e da sempre sostenitore di un passaggio dalla società industriale a modelli più sostenibili, Jeremy Rifkin ha scritto oltre venti libri per raccontare la sua idea di equilibrio tra ambiente ed essere umano. Adesso, interviene proprio sulla pandemia da Covid-19. “Tutto ciò che ci sta accadendo deriva dai cambiamenti climatici, che i ricercatori e io stesso avvertiamo da molto tempo. Negli ultimi anni, abbiamo avuto altre pandemie e ci sono stati parecchi avvertimenti sul fatto che sarebbe potuto succedere qualcosa di grave”, dice il sociologo.

“L’attività umana ha generato queste pandemie perché abbiamo alterato il ciclo dell’acqua e l’ecosistema che mantiene l’equilibrio sul Pianeta. Le catastrofi naturali – pandemie, incendi, uragani, inondazioni – continueranno perché la temperatura sulla Terra continua a salire e perché abbiamo rovinato il suolo. C’è un fattore che non possiamo non considerare: i cambiamenti climatici causano movimenti della popolazione umana e di altre specie”, dice ancora.

La pandemia secondo Rifkin è un campanello d’allarme, ma anche una rottura con il passato, perché è cambiato il concetto di normalità. “Ciò che dobbiamo fare ora è costruire le infrastrutture che ci consentano di vivere in modo diverso. Dobbiamo presumere che siamo in una nuova era. Se non lo facciamo, ci saranno più pandemie e catastrofi naturali. Siamo di fronte alla minaccia di estinzione”.

Il sociologo è consigliere di Stati e governi sulla gestione della pandemia; la sua idea è quella di iniziare ad avere una relazione diversa con la Terra perché ogni comunità deve assumersi delle responsabilità. “Dobbiamo iniziare la rivoluzione verso il Green New Deal globale, un modello digitale a zero emissioni, sviluppare nuove attività, creare nuovi posti di lavoro, ridurre il rischio di nuove catastrofi. La globalizzazione è finita, dobbiamo pensare in termini di glocalizzazione, spiega ancora.

Il cambiamento deve iniziare dal rivoluzionare il concetto di economia. “La nostra è la civiltà dei combustibili fossili. Negli ultimi 200 anni, si è basato tutto sullo sfruttamento della Terra. Il suolo era rimasto intatto fino a quando non abbiamo iniziato a scavare il suolo per estrarre gas, petrolio e carbone. E abbiamo pensato che la Terra sarebbe rimasta sempre lì, intatta. Abbiamo creato un’intera civiltà basata sull’uso di fossili. Abbiamo utilizzato così tante risorse che ora ci stiamo rivolgendo al capitale fondiario invece di trarne profitto. Stiamo usando una terra e mezzo quando ne abbiamo solo una. Abbiamo perso il 60% della superficie del suolo del pianeta”, dice.

Ma non solo.I cambiamenti climatici causati dal riscaldamento globale e dalle emissioni di CO₂ alterano il ciclo dell’acqua terrestre. “Siamo il Pianeta dell’acqua, il nostro ecosistema è emerso e si è evoluto nel corso di milioni di anni grazie all’acqua. Questo ciclo ci permette di vivere e svilupparci. Ed ecco il problema: per ogni grado di temperatura che aumenta a causa delle emissioni di gas serra, l’atmosfera assorbe il 7% in più di precipitazioni dal terreno e questo riscaldamento le costringe a scendere più velocemente, più concentrate e causando catastrofi naturali legate all’acqua. Ad esempio, grandi nevicate in inverno, inondazioni in primavera in tutto il mondo”, avverte il sociologo.

Per Jeremy Rifkin “siamo di fronte alla sesta estinzione e la gente non lo sa nemmeno. Gli scienziati affermano che la metà di tutti gli habitat e gli animali sulla terra scomparirà tra otto decenni. Questo è il quadro in cui ci troviamo, un faccia a faccia con una potenziale estinzione della natura per la quale non siamo preparati”. In quest’ottica, quanto tempo ci resta? “Non lo so. Faccio parte di questo movimento per il cambiamento dagli anni ’70. La domanda è: possiamo, come specie, essere resilienti e adattarci ad ambienti totalmente diversi?”. E conclude:

“Se mi chiedi quanto tempo ci vorrà per passare a un‘economia pulita, i nostri scienziati al vertice europeo sui cambiamenti climatici nel 2018 hanno detto che ci sarebbero rimasti 12 anni. Ci resta meno per noi di trasformare completamente la civiltà e iniziare questo cambiamento. La seconda rivoluzione industriale, che ha causato i cambiamenti climatici, sta morendo”.

Fonte: Telos Fundación Telefónica

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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