In Italia non si legge più: sempre più analfabeti funzionali, soprattutto tra i ragazzi

lettura italiani

Italiani popolo di non lettori. Se dobbiamo scegliere tra un buon libro e smanettare sullo smartphone, scegliamo di gran lunga la seconda opzione, in barba al nostro ben dell’intelletto.

D’altra parte non è un caso che, secondo gli ultimi dati Istat, solo poco più di 20 milioni di persone in Italia dichiarano di aver letto solo un libro in 12 mesi. Andiamo male noi adulti, ma non sono messi meglio i nostri ragazzi. 

Secondo quanto emerge da un altro rapporto Istat, quello sui Sustainable Development Goals, gli obiettivi dello sviluppo sostenibile adottati con l’Agenda 2030 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (tra i vari obiettivi fissati c’è anche quello legato all’educazione e alla formazione dei ragazzi), il 34,4% di coloro che frequentano l’ultimo anno delle scuole medie e che si affacciano alle superiori non raggiunge la sufficienza nelle competenze alfabetiche, riportando gravi difficoltà nella comprensione dei testi, mentre il 40,1% ha seri problemi con la matematica.

Un dato che tra l’altro non stupisce se si guardano le vendite dei mesi più recenti: secondo l’Associazione italiana editori, infatti, nel primo quadrimestre del 2019 le vendite dei libri per bambini e per ragazzi sono scese dell’1,2%.

La lettura resta dunque il problema centrale, noi italiani siamo agli ultimi posti in Europa: sempre in base ai dati dell’Osservatorio della Associazione italiana editori, nei 12 mesi tra il marzo 2018 e il marzo 2019 la penetrazione della lettura di libri (romanzi, narrativa di genere, graphic novel, manuali e saggistica) nella popolazione 14-75 anni è rimasta stabile al 60%.

Nello steso periodo si è confermata al 64% la percentuale delle persone che si dichiarano lettori, non solo di libri, ma anche di ebook o di audiolibri. L’Italia continua, tuttavia, ad “occupare le posizioni di coda nel ranking europeo: dietro ci sono solo Slovenia, Cipro, Grecia e Bulgaria”.

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Perché queste differenze?

Il livello di istruzione continua ad essere un elemento fortemente discriminante nell’abitudine alla lettura, radicata specialmente tra le persone con un titolo di studio più elevato: legge il 73,6% dei
laureati (75,0% nel 2015) ma la proporzione si riduce già a poco meno di uno su due fra chi ha conseguito al più un diploma superiore (48,9% nel 2016; 50,2% nel 2015) per arrivare al 23,9% tra chi possiede al più la licenza elementare.

Un dato sui generis riguarda l’identikit di chi guarda le serie tv che, in base all’indagine “La serialità televisiva, la lettura e l’acquisto di libri”, coincide con quello dei lettori abituali, che frequentano le librerie e acquistano libri. La ricerca conferma che le serie tv costituiscono un motore di vendita notevole per il libro, arrivando a raddoppiare e persino a centuplicare l’effetto vendita dei titoli.

L’analfabetismo funzionale

Tanti italiani, pur sapendo leggere e scrivere, non comprendono quello che scorre sotto i loro occhi e non sanno interpretarlo. È il cosiddetto “analfabetismo funzionale”, che miete vittime più di quanto si pensi.

In Italia il 47% degli individui è analfabeta funzionale. A dirlo è lo Human development report 2009, un indice calcolato tra i paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).

Ma chi è nello specifico l’analfabeta funzionale? Il rapporto Piaac-Ocse (“Programme for the International Assessment of Adult Competencies”) fa un’approfondita indagine sulle competenze degli adulti, arrivando a definire un analfabeta funzionale come colui che non è in grado di “comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”.

Come ovviare a tutto ciò e, soprattutto, come fare in modo che i nostri ragazzi riprendano la passione per i libri? Se pensate che, sempre secondo i dati Isat, legge libri il 66,9% dei ragazzi tra i 6 e i 18 anni con entrambi i genitori lettori, contro il 30,8% tra i figli di genitori che non leggono libri, la risposta viene da sé. 

L’effetto della familiarità è forte e fondamentale nell’abitudine alla lettura: fare in modo che sin da piccoli nostri bimbi abbiano libri tra le mani ogni giorno, anziché tablet e telefonini, ci dà certamente una possibilità in più.

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Germana Carillo

 

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