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Isole Samoa, non vogliono far insediare la prima donna premier della storia, costretta a giurare in una tenda

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Nell’arcipelago pacifico di Samoa, abitato da 200.00 persone, sono in corso una difficile transizione al potere e una crisi politico-costituzionale senza precedenti, in un contesto di regime a partito unico al potere da 40 anni e di accentramento del potere nelle mani del capo del governo.

Nella serata di ieri, 24 maggio, la prima donna mai eletta premier nella storia del paese, Fiame Naomi Mata’afa, è stata costretta a prestare giuramento durante una cerimonia ad hoc, improvvisata in una grande tenda installata di fronte all’edificio parlamentare (il cd. Fono), a causa della dura protesta messa in campo dal governo uscente, guidato dal Partito per la Protezione dei Diritti Umani (HRPP), che le ha sbarrato le porte del parlamento per impedirle di formare il nuovo governo. Tuttora, Fiame e i suoi ministri non possono entrare nella sede parlamentare.

La cerimonia è stata bollata dai suoi rivali politici non solo come incostituzionale e illegittima, ma anche come un tentativo di colpo di stato.

La difficile svolta storica 

La Corte Suprema aveva ordinato che il Parlamento si riunisse in data 24 maggio al fine di consentire l’insediamento del nuovo esecutivo, ma il capo dello Stato, Tuimalealiifano Va’aletoa Sualauvi II, sabato scorso aveva sciolto il parlamento e annullato la sessione parlamentare, senza dare spiegazioni o addurre motivazioni.

Il partito di Mata’afa, unico partito di opposizione nato il 30 luglio 2020 dalla scissione operata da alcuni ex esponenti del partito di maggioranza HRPP, si chiama Fa’atuatua i le Atua Samoa ua Tasi (“Fede nell’Unico Vero Dio” o FAST).

Nonostante la vittoria del FAST alle elezioni legislative dello scorso 9 aprile, il primo ministro uscente, Tuilaepa Sailele Malielegaoi, non ha accettato la sconfitta e non intende cedere l’incarico di governo. Malielegaoi, uno dei leader politici più longevi al mondo, è in carica da 22 anni. A suo parere, il FAST e i suoi vertici sono colpevoli di tradimento della nazione.

La contesa elettorale

In realtà, sentite le urne elettorali, il partito di Fiame (FAST) e quello di Tuilaepa (HRPP) avevano raggiunto una parità di seggi, 25 a 25. La commissione elettorale, quindi, aveva deciso di annullare il voto e di indire nuove elezioni, previste per il 21 maggio.

La commissione aveva acconsentito che il partito di Tuilaepa ottenesse un seggio parlamentare extra, innalzando i seggi dell’HRPP a 26. Questo perché in base alla legge vigente, il Parlamento delle Samoa deve rispettare una quota rosa del 10%. Al voto di aprile, su 51 seggi in palio, solo 5 erano stati ottenuti da donne, pari al 9,8%; pertanto, per rispettare la soglia prestabilita, la commissione elettorale aveva dovuto assegnarne un altro ad una deputata del partito HRPP.

L’Alta corte delle Samoa si è però pronunciata contro la decisione della commissione e contro l’iniziativa del capo dello stato Tuimalealiifano di annullare l’esito elettorale e convocare nuove elezioni.

Il 17 maggio, la Suprema Corte ha sbloccato quell’iniziale stallo politico-elettorale, convalidando la vittoria del FAST e confermando la maggioranza al nuovo partito con 26 seggi, contro i 25 assegnati all’HRPP. Sulla carta, Fiame gode quindi di una maggioranza risicata, 26 contro 25 seggi, grazie al sostegno di un candidato parlamentare indipendente che si era schierato con il suo partito portandola alla vittoria finale.

Chi è la nuova leader delle Samoa 

L’ascesa di Fiame ha spezzato gli equilibri politici delle Samoa. Figura pubblica di grande prestigio e visibilità, è apprezzata non solo per le sue battaglie sociali e culturali a favore delle donne e della parità di genere, in un paese molto conservatore e patriarcale, ma anche per la sua lotta contro i cambiamenti climatici e in difesa dell’ambiente.

La neoletta premier delle Samoa (che, tra l’altro, aveva ricoperto l’incarico di vice primo ministro di Tuilaepa fino a quando i due non avevano rotto i rapporti in maniera definitiva), ha promesso al suo elettorato di rinunciare ad un progetto portuale (di valore pari a 100 milioni di dollari) sostenuto e foraggiato dalla Cina. Lo considera una spesa eccessiva per un piccolo paese, già fortemente indebitato con Pechino.

Mata’afa è figlia di Fiame Mata’afa Faumuina Mulinu’u II, il primo primo ministro delle Samoa indipendenti dal 1959 al 1970 e dal 1973 al 1975. Il primato di Fiame, la prima donna primo ministro delle Samoa, è anche di essere la seconda donna premier nell’intera regione del Pacifico, dopo la neozelandese Jacinda Ardern.

Fonti: FAST Party/Sydney Morning Herald

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Donatella Vincenti. Laureata in Lingue e Scienze Politiche, nel 2017 ha conseguito un dottorato alla Luiss sulla transizione ecologica nel mondo arabo-islamico. Nel 2015 ha curato la rubrica "Green Islam" per la webradio Radio Bullets.
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