Il dramma delle donne indiane costrette a togliere l’utero per lavorare di più nei campi

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Se sei una donna indiana che lavora nelle piantagioni di canna da zucchero, non puoi perdere neanche un giorno di lavoro. I fastidi del ciclo mestruale non sono ammessi, per cui ‘il problema’ si risolve con un aut aut: o togli l’utero o non lavori più.

Ne abbiamo parlato tante volte, in India come in altre zone del continente asiatico, le mestruazioni sono ancora un tabù, tanto che, nei giorni del ciclo, le donne vengono considerate impure e quindi allontanate dalla vita sociale. Ma non si tratta solo di una questione di isolamento e stereotipi, ma di qualcosa di ben più grave.

Nello stato occidentale del Maharashtra, a migliaia di giovani donne è stato rimosso l’utero e nella maggior parte dei casi, ciò è successo proprio perchè le mestruazioni vengono viste come un impedimento al lavoro nei campi.

La stragrande maggioranza delle donne, in particolare quelle provenienti da famiglie povere, senza garanzie e senza istruzione, sono costrette a fare scelte che hanno un impatto a lungo termine e irreversibile sulla loro salute e sulla loro vita.

Ogni anno, decine di migliaia di famiglie povere dei distretti di Beed, Osmanabad, Sangli e Solapur migrano verso i più ricchi distretti occidentali dello stato – noto come “la cintura di zucchero” – per lavorare per sei mesi nei campi di canna da zucchero. Una volta lì, sono in balia degli avidi caporali che non perdono occasione per sfruttarli.

E il rapporto con le lavoratrici è sempre problematico. Innanzitutto sono riluttanti nell’assumerle perché il taglio delle canne è pesante e ci vuole molta forza fisica, ma soprattutto perché temono che, durante il ciclo mestruale, possano perdere qualche ora di lavoro per colpa di un qualche malessere. Se mancano un giorno di lavoro, devono pagare una penalità.

donne indiane

La vita nei campi

Chi lavora nei campi vive nelle capanne o tende, non ci sono servizi igienici, la raccolta avviene anche di notte e non ci sono orari fissi. A causa delle cattive condizioni igieniche, molte donne prendono delle infezioni e proprio in quel momento, invece di garantire le comuni norme,medici senza scrupoli le incoraggiano a sottoporsi a interventi chirurgici non necessari, quando basterebbe trattare il problema con semplici medicine.

La maggior parte di queste donne a 20 anni ha già due o tre figli, quindi i medici trovano terreno fertile nel convincerle a sottoporsi agli interventi. Per questo motivo, interi villaggi sono stati ribattezzati come “villaggi di donne senza grembo”.

Il mese scorso. la questione è stata sollevata durante un’assemblea statale dal legislatore Neelam Gorhe e il ministro della sanità del Maharashtra, Eknath Shinde che ha ammesso che c’erano state 4605 isterectomie nel distretto di Beed in tre anni. Chiaramente, ha sottolineato, che non tutte erano state fatte su mietitrici di canna da zucchero, ma comunque è stata istituita una commissione incaricata di indagare sui diversi casi.

La maggior parte delle donne ha meno di 40 anni e alcune hanno ancora 20 anni e in tante dicono che la loro salute è peggiorata da quando hanno subito l’ intervento chirurgico. Una donna ha parlato di “dolore persistente alla schiena, al collo e al ginocchio” e di come si sveglia al mattino con “mani, viso e piedi gonfi”. Un’ altra si lamentava di “vertigini costanti” e di come non fosse più in grado di percorrere anche brevi distanze. Di conseguenza, entrambe hanno affermato di non essere più in grado di lavorare nei campi.

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Nel settore abbigliamento

Anche nel settore abbigliamento, la situazione non cambia di molto. Nello stato meridionale del Tamil Nadu, molte donne dicono che quando si sono lamentate per dolori legati al ciclo mestruale, non è stato dato loro un giorno libero, ma farmaci senza etichetta o droga.

Secondo quanto riferito dalla Thomson Reuters Foundation, tutte le 100 donne intervistate hanno detto di aver ricevuto droghe e farmaci senza etichetta e più della metà ha dichiarato che, di conseguenza, la loro salute aveva sofferto, ma che non avevano scelta perché non si potevano permettere di perdere un giorno di lavoro.

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Tra gli effetti collaterali depressione, ansia, infezioni del tratto urinario,fibromi e aborti spontanei.La Commissione nazionale per le donne ha descritto la condizione delle donne nel Maharashtra come “miserabile” e ha chiesto al governo statale di prevenire tali “atrocità” in futuro.

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Dominella Trunfio

Fonte

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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