India, incendio in una fabbrica chimica: 18 le vittime (15 donne) e rischi per i residenti

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Gli incidenti sul lavoro dovuti a insufficienti o assenti standard di sicurezza non riguardano solo l’Italia, ma anche grandi paesi come l’India. Almeno 18 persone sarebbero morte e altre due rimaste ferite lo scorso 7 giugno a seguito di un incendio scoppiato in un impianto chimico alla periferia della città indiana occidentale di Pune, nello Stato di Maharashtra.

Quando l’incendio è divampato (alle 15:45 ora locale) nell’impianto chimico di Urawade, nei pressi di Pirangut (a circa 16 km da Pune), circa 37 lavoratori erano intrappolati all’interno della struttura. Un vero inferno. Con l’intervento dei vigili del fuoco, precipitatisi sul posto per domare l’incendio, si sono attivati i soccorsi, che però non hanno evitato la conta delle vittime: 15 donne e 3 uomini. Sebbene non sia ancora nota la causa dell’incendio, sono in corso le dovute indagini per accertare l’origine dell’accaduto. Una commissione d’inchiesta si sta occupando del caso.

La fabbrica è proprietà di SVS Aqua Technologies, azienda che realizza prodotti a base di biossido di cloro, ampiamente utilizzato nel trattamento delle acque. L’impianto industriale è situato nella zona industriale di Pirangut, che ospita fabbriche e stabilimenti, sita a circa 16 km da Pune. La maggior parte dei lavoratori (tra cui le 18 vittime) risiede nelle aree limitrofe.

Simili incidenti possono avere conseguenze anche di lungo periodo sulla popolazione residente. Urawade ospita infatti otto unità industriali, per la maggior parte industrie chimiche.

La polizia rurale di Pune ieri ha arrestato uno dei tre soci dell’azienda SVS Aqua Technologies.

Il primo ministro indiano Narendra Modi ha espresso le sue condoglianze per la morte dei lavoratori e ha annunciato un risarcimento di 200.000 rupie (2.500 euro) a favore delle famiglie delle vittime del drammatico incidente. Inoltre, ha promesso un’ulteriore quota di risarcimento (circa 700 euro) per i feriti. Il governo del Maharashtra ha aggiunto altri 6.800 euro per ogni vittima del disastro. 

Le associazioni sindacali sono sul piede di guerra e chiedono che le autorità governative vigilino tramite seri controlli e periodiche ispezioni sul benessere, la salute e la sicurezza degli operai delle fabbriche indiane. Un altro problema irrisolto è la scarsa rappresentanza sindacale delle lavoratrici e dei lavoratori, che solo per il 50% aderiscono a sigle sindacali per poter far valere e reclamare i propri diritti.

Fonti: BBC/Times of India

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Donatella Vincenti. Laureata in Lingue e Scienze Politiche, nel 2017 ha conseguito un dottorato alla Luiss sulla transizione ecologica nel mondo arabo-islamico. Nel 2015 ha curato la rubrica "Green Islam" per la webradio Radio Bullets.
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