I nativi hawaiani protestano contro la costruzione di un telescopio sulla ‘loro’ montagna sacra

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Un telescopio da 1,4 miliardi di dollari, dal diametro di 30 metri e alto quanto un palazzo di 18 piani sulla sommità del Mauna Kea, un vulcano inattivo alle Hawaii.  Ma i nativi non ci stanno. Questa è per loro una b e il telescopio non farebbe altro che profanare la zona. Ma, oltre a essere una questione religiosa, è anche una questione ambientale.

Il Thirty Meter Telescope, così chiamato proprio per la maxi apertura del suo “occhio”, sarebbe il telescopio più grande dell’emisfero settentrionale, ma un aggeggio così gigantesco deturperebbe un paesaggio tra i più belli della Terra. Una storia che va avanti già da qualche anno, da quando se ne è decretata l’effettiva costruzione.

È per questo che da giorni un migliaio di residenti dell’isola vulcano hanno ripreso a manifestare: alcuni di loro si sono incatenati intonando canti tradizionali, pronti a tutto per bloccare il progetto e le vie di accesso alla cima, per arrestare il trasferimento dei veicoli e di tutte le attrezzature necessarie alla realizzazione dell’impianto.

telescopio maunakea

Per gli astronomi l’osservatorio in cima alla montagna sarebbe un punto di indagine nello spazio profondo mai avuto prima d’ora, ma in realtà Mauna Kea è una località di osservazione spaziale già dagli anni ‘60 grazie alla sua altitudine, alla sua posizione isolata, alla sua vicinanza all’Equatore, che consente di vedere i due emisferi, e alla quasi totale inesistenza di inquinamento luminoso e atmosferico.

Nel 2014 era cominciata la costruzione di una dozzina di telescopi, ma le proteste dei residenti e l’arresto di 31 manifestanti, spinsero il governatore David Ige a bloccare il cantiere. Poi, nel 2018, la Corte suprema riconobbe la legalità dell’impianto, consentendo di fatto al governatore di dare il via libera alla ripresa dei lavori.

Sono tantissime ora le organizzazioni dei nativi hawaiani che accusano gli Stati Uniti di aver rubato le loro terre sacre: Mauna Kea è associata a Wakea, il cielo padre, che si è unito a Papa, la madre terra, dando origine ai nativi hawaiani. In più, la montagna è l’habitat di specie endemiche di insetti e ospita il lago di Waiau, visitato dai nativi che offrono in dono il cordone ombelicale dei neonati.

Come andrà a finire?

Germana Carillo
Foto

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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