Uccisa a Bengasi l’attivista per i diritti umani Hanan al-Barassi: aveva denunciato corruzione e abuso di potere

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Uccisa a colpi d’arma da fuoco mentre era sulla propria auto a Bengasi. E’ morta così Hanane Al-Barassi, avvocatessa e attivista dei diritti umani che si batteva per i diritti delle donne e contro la violenza. Un assassinio avvenuto all’indomani delle critiche che l’avvocatessa aveva fatto al figlio del generale Khalifa Haftar e al ministro dell’Interno. Nello specifico aveva denunciato “corruzione, abuso di potere e violazioni dei diritti umani in Libia”.

Quarantasei anni, Al-Barassi gestiva anche un’associazione locale di tutela per le donne. Il suo assassinio ha suscitato grande scalpore ed emozione nel paese.

“Hanane Al-Barassi è stata uccisa a colpi di arma da fuoco in Street 20, una delle principali vie dello shopping di Bengasi”, ha detto un testimone all’Afp, che ha chiesto l’anonimato: “Pochi minuti prima, lei stava trasmettendo un video in diretta su Facebook dive criticava aspramente i gruppi armati in Oriente. “La sua tragica morte è la prova delle minacce con cui devono fare i conti le donne  libiche che osano parlare e ricorda ai libici che devono portare giustizia nel Paese e porre fine a un clima di impunità”, ha spiegato Amnesty International.

Hanan Al Barassi Hanan era soprannominata ‘Azouz barqua’ ovvero, la signora della Cirenaica. La sua battaglia per i diritti umani, soprattutto nella zona controllata da Haftar passava anche attraverso i social. Aveva denunciato la corruzione della macchina amministrativa di Tunisi, dato voce alle donne vittime di violenza in famiglia, arrivando a mettere in rete le loro denunce.

“Mentre i libici di tutto lo spettro politico si riuniscono a Tunisi, questa sfacciata uccisione sottolinea l’importanza di istituire un governo che sia responsabile nei confronti del popolo libico piuttosto che consentire alla corruzione e alla forza bruta di dettare il futuro della Libia”. Che ci sia allora  un’ indagine delle autorità libiche su questo omicidio”, dice l’ambasciata americana in Libia.

La Libia è sprofondata nel caos dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi nel 2011, divisa tra il governo di accordo nazionale (GAN), stabilito in occidente, a Tripoli, e riconosciuto dalle Nazioni Unite (ONU ), e un potere incarnato da Khalifa Haftar. Dopo il fallimento dell’offensiva del maresciallo nell’aprile 2019 per conquistare la capitale, i combattimenti sono cessati nel giugno 2020. Un cessate il fuoco permanente è avvenuto ad ottobre. I rappresentanti libici di tutte le fasce hanno iniziato colloqui diretti in Tunisia, sotto gli auspici delle Nazioni Unite, per trovare una soluzione politica al conflitto.

Fonti: Libya Observer/Le Monde

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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