I figli dimenticati dell’ONU: il dramma dei bimbi nati dagli abusi sessuali da parte dei caschi blu ad Haiti

Quello che è successo ad Haiti può essere riassunto così: sfruttamento, violenze, abusi sessuali e abbandono di minori. Sono accuse gravissime quelle documentate su The Conversation da Sabine Lee, docente dell’Università di Birmingham che in una lunga ricerca, racconta di come i caschi blu dell’Onu non abbiano rispettato alcun codice etico durante la missione umanitaria ad Haiti.

Ci sono 265 storie di bambini haitiani abbandonati dai loro padri. Sono figli e figlie dei caschi blu, le forze di pace delle Nazioni Unite inviate sull’isola caraibica dopo il devastante terremoto e gli sconvolgimenti politici che hanno piegato in due il paese. Secondo uno studio accademico, durante l’operazione Minustah iniziata il 1° giugno 2004 a seguito della risoluzione numero S/RES/1542, le forze di pace approfittavano di ragazzine minorenni che spinte dalla fame, dalla povertà e dalla disperazione, facevano sesso in cambio di cibo e qualche moneta.

Frutto di quella violenza sono centinaia di bambini e bambine rimasti con le loro madri ripudiate dalle stesse famiglie perché senza marito. Donne che lavorano tutto il giorno per poter garantire ai figli un tozzo di pane, ma che non possono permettersi di mandarli a scuola. Come Marie (nome di fantasia) che quando aveva 14 anni era stata violata da Miguel un peacekeeper brasiliano delle Nazioni Unite, sparito dopo aver saputo che aspettava un bambino.

haiti bambini

Ma come racconta lo studio, questa storia non è isolata. Nell’estate del 2017, il gruppo di ricerca ha intervistato circa 2500 haitiani e scoperto dell’esistenza di questi bambini abbandonati e della violenza subita dalle loro madri. Bambine di 11 anni abusate dai peacekeeper e poi, come ha detto un uomo, “lasciate nella miseria” per crescere da sole i loro figli, perché i padri vengono rimpatriati una volta che si sa della gravidanza è conosciuta.

La missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite ad Haiti era iniziata come assistenza alle istituzioni locali haitiane in un contesto di instabilità politica e criminalità organizzata. Ma poi il mandato è stato prolungato dopo il terremoto nel 2010 e l’ uragano Matthew nel 2016. Una missione lunga e controversa che è stata spesso al centro di accuse di sfruttamento, abuso sessuale e pericolo per l’incolumità pubblica. E’ stato ampiamente riconosciuto dalle Nazioni Unite che anche le forze di pace hanno inavvertitamente introdotto il colera ad Haiti che ha ucciso 10mila persone.

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“Minustah ci ha dato molti bambini senza padri”

“Abbiamo raccolto storie chiedendo ai partecipanti di raccontarci com’è essere una donna o una ragazza che vive in una comunità che ospita una missione di mantenimento della pace. La risposta di tante è stata: abbiamo tanti figli senza padri”, si legge nello studio.

Ad esempio, un membro della comunità maschile di Cité Soleil ha raccontato:

“Per tutto il giorno ho ascoltato donne che si lamentavano della violenza sessuale che Minustah aveva fatto loro. Gli avevano trasmesso l’AIDS attraverso la violenza sessuale”

Non solo storie di donne e ragazze violentate sessualmente, ma anche di uomini e ragazzi che venivano maltrattati allo stesso modo. E ancora, di bambini stigmatizzati e discriminati che non ricevono alcuna assistenza, né supporto dalle Nazioni Unite (che avrebbero dovuto vigilare sulla condotta degli arruolati e sul rispetto del codice etico) e che spesso sono malati di AIDS. Storie di infanzia negata da parte di chi avrebbe dovuto garantire la pace.

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Giornalista professionista, laureata con lode in Scienze Politiche e con un master in Comunicazione Pubblica e Politica. Vincitrice di due premi giornalistici per la realizzazione di due documentari. A settembre 2017 pubblica "Appunti di antimafia. Breve storia delle azioni della ‘ndrangheta e di quelli che l’hanno contrastata".
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