La nuova rubrica di Matteo Viviani su GreenMe

Giornata mondiale delle bambine: il miglior regalo che tu possa fare a tua figlia è liberarla dagli stereotipi

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Matrimoni forzati, violenze, mancato accesso all’istruzione, discriminazioni di genere: oggi, come ogni 11 ottobre, si celebra la Giornata mondiale delle bambine, la International Day of the Girl Child voluta dal 2012 dalle Nazioni Unite. L’occasione buona per fare il punto su quanto è stato fatto e su quanto ancora c’è da fare. Soprattutto alla luce di una disastrosa pandemia, quanto ancora siamo lontani dalla parità di genere?

Ancora tanto e proprio la pandemia è il traino portante di questa edizione dal tema “Generazione digitale. La nostra generazione“:  la crisi sanitaria ha messo in luce e in certi casi ampliato le diverse realtà digitali delle ragazze e l’enorme divario che le separa dai ragazzi. Un divario assai pericoloso se si considera che si traduce, per le bambine e le ragazze, in mancato accesso all’istruzione e, quindi, in mancate opportunità di crescita e sviluppo professionale. 

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Una vera e propria diversità digitale di genere in connettività, dispositivi e utilizzo, competenze e anche posti di lavoro. Un divario di iniquità ed esclusione tra aree geografiche e generazioni. All’inizio di quest’anno, il Generation Equality Forum aveva stabilito che la tecnologia e l’innovazione devono essere una priorità nelle conversazioni globali sull’uguaglianza di genere. I leader della società civile, dei governi, del settore privato e dei movimenti giovanili ancora molto devono impegnarsi nel costruire società digitali più inclusive fornendo opportunità eque alle ragazze, investendo nella tecnologia e mettendo le ragazze e le giovani donne al centro della progettazione e dell’apprendimento di soluzioni per il mondo digitale.

Eppure, lo sapevi che…

  • Il divario globale di genere degli utenti di Internet sta crescendo, passando dall’11% del 2013 al 17% del 2019
  • 2,2 miliardi di persone di età inferiore ai 25 anni non hanno accesso a Internet a casa, con le ragazze che hanno maggiori probabilità di essere tagliate fuori
  • a livello globale, la percentuale di donne tra i laureati in Scienze, Tecnologie, Ingegneria e Matematica (STEM) è inferiore al 15% in oltre i due terzi dei Paesi
  • nei Paesi a reddito medio e alto, solo il 14% delle ragazze con i migliori risultati in scienze o matematica dovrebbe lavorare in scienze e ingegneria rispetto al 26% dei ragazzi con le migliori prestazioni

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Secondo un rapporto UNICEF, quasi 1 ragazza su 4 di età compresa tra 15 e 19 anni a livello globale non frequenta una scuola, non ha un’occupazione né formazione, rispetto a 1 ragazzo su 10. L’analisi presentata in questo rapporto delinea sei temi di investimento fondamentali ed esempi di opportunità investibili e invita le organizzazioni commerciali e gli investitori, con un occhio all’impatto sociale ed economico, ad adottare approcci di investimento audaci su questi temi.

La principale causa dell’esclusione scolastica delle bambine, insomma, è la discriminazione di genere. In tutti i Paesi, ma soprattutto in quelli più poveri, sia i maschi che le femmine devono spesso superare ostacoli nell’accesso all’istruzione. Ma, di norma, capita che, a parità di altri fattori, gli ostacoli che incontra una bambina sono più frequenti e penalizzanti a causa di stereotipi e distorsioni.

Perché esiste questo pericoloso divario tra bambine e bambini nelle scuole di molti Paesi in via di sviluppo?

  • Per la povertà familiare

Come spiega l’Unicef, per una famiglia a basso reddito, ogni figlio che va a scuola è anche una fonte di reddito sottratta al bilancio familiare e un aiuto in meno per le incombenze domestiche.

Quando poi la scuola diventa un costo netto, per via delle tasse di iscrizione o delle spese per i libri, l’uniforme o i pasti, è facile che una famiglia debba scegliere quali figli debbano continuare a studiare e quali no. Di fronte alla scelta di mandare a scuola il fratello o la sorella, è probabile che i genitori dedichino le scarse risorse disponibili all’istruzione del figlio maschio, convinti che questo sia l’unico investimento che renda a lungo termine.

Soltanto una scuola gratuita e obbligatoria è una scuola aperta a tutti. 

  • Perché molte bambine sono dei fantasmi

Accade anche che molte nate non siano nemmeno registrate alla nascita e ciò si traduce in una successiva impossibilità di essere ammesse nel sistema educativo. 

  • Perché molte bambine sono costrette a sposarsi

Quante volte abbiamo parlato delle spose bambine e in quante parti del mondo ancora ci sono… Ogni anno centinaia di migliaia di adolescenti, spesso poco più che bambine, sono costrette a rinchiudersi in casa, ad abbandonare gli studi, a sposarsi. Una autentica condanna all’analfabetismo e alla sottomissione totale al marito e alla famiglia.

Leggi tutti i nostri articoli sulle spose bambine.

  • Per le violenze

Tra le ragioni per cui una famiglia può preferire che una bambina non vada a scuola vi sono anche preoccupazioni per la sua sicurezza o per l’onorabilità familiare, spiega l’Unicef.  Se per esempio il tragitto dal villaggio all’aula è ritenuto troppo lungo o esposto a pericoli, ma anche se mancano insegnanti donne o servizi igienici separati, i genitori – soprattutto se di cultura tradizionalista – tendono a ritirare le figlie da scuola. 

  • Per i pericoli delle emergenze

Ancora maggiori sono le barriere che possono ostacolare l’istruzione femminile in situazioni di emergenza, come quelle che si verificano nelle zone teatro di un conflitto o nei campi profughi. In questi casi, la forzata promiscuità e, non di rado, l’assenza di un efficace controllo dell’ordine pubblico, possono rendere le più giovani facili prede di abusi e violenze. In un simile clima, è probabile che le bambine siano tenute segregate e private dell’ambiente educativo e ricreativo, da tutti gli esperti riconosciuto come il più prezioso dei rimedi contro il trauma psicologico e lo stress emotivo.

  • Per un’istruzione sessista

Se l’insegnamento è ispirato a teorie sessiste, le bambine saranno spinte alla dispersione scolastica. Ciò accade quando i maestri applicano norme punitive o derisorie nei confronti delle bambine, quando i testi di studio abbondano di stereotipi sui ruoli dei maschi e delle femmine o semplicemente non tengono conto degli interessi culturali e sociali delle ragazze.

Cosa possiamo fare noi? Da questa parte del mondo sembra tutto più facile, ma è solo un’illusione. Non è un caso che, per esempio, l’Italia sia tra i paesi dell’Unione europea con il maggior divario di genere nelle lauree informatiche. Roba da poco? Non proprio, È una tendenza che non può essere presa sotto gamba perché potrebbe essere proprio sinonimo di stereotipi di genere ancora ben radicati. Intervenire sulle cause di queste differenze, in realtà, sarebbe utile per ridurre i divari successivi anche nel campo lavorativo.

Poniamoci quindi anche noi il problema: superare un divario educativo, sociale ed economico, dovutto a una differenza di genere è un processo che deve partire dalle nostre case, dalle nostre famiglie. Un regalo che quindi potremmo fare a nostra figlia oggi? Farla crescere libera dagli stereotipi. O almeno proviamoci.

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Fonti: ONU / UNICEF

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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