Centrali nucleari e raffinerie bloccate: la Francia protesta contro la riforma del lavoro (FOTO E VIDEO)

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Stazioni di servizio a secco, centrali nucleari e industrie sotto assedio. È caos in Francia dove da qualche giorno è partita una mobilitazione di massa contro la legge sul lavoro. La famigerata El Khomri, la riforma del mercato del lavoro, è una sorta di Jobs Act d’oltralpe, che scontenta tutti o quasi al punto da far fermare la Francia dal punto di vista energetico e non solo.

Cinque delle otto raffinerie francesi sono ferme da giorni per via sia degli scioperi del personale che per i picchetti da parte di attivisti e sindacati, soprattutto dalla Cgt, la Confédération générale du travail.

L’accesso alle raffinerie, ai depositi di carburanti e alle centrali nucleari è bloccato in molti casi. Un braccio di ferro tra le autorità francesi che tentano di garantire l’accesso e i manifestanti, che si oppongo strenuamente.

Il risultato? Finora circa 4mila stazioni di servizio chiuse per mancanza di benzina. A ciò va aggiunto anche il blocco di 19 centrali nucleari, che rischia di paralizzare completamente la Francia. Le centrali francesi infatti coprono i tre quarti dell’elettricità del paese e ad oggi solo tre resteranno in funzione.

Anche chi lavora presso i reattori ha incrociato le braccia contro la riforma del lavoro. Le proteste stanno raggiungendo l’apice in questi giorni ma da mesi i lavoratori protestano, sperando in un’apertuta da parte del premier Manuel Valls, chiedendo modifiche alla riforma che, secondo lavoratori e sindacati, eliminerebbe tante, troppe tutele.

La legge El Khomri è già stata approvata in prima lettura dall’Assemblea nazionale e a breve sarà sottoposta all’esame del Senato.

Le Havre, il più grande porto commerciale della Francia, è stato bloccato per diversi giorni. Circa 20.000 persone si sono mobilitate lo scorso giovedì.

E oggi alle 14 da Piazza della Bastiglia è partita una nuova manifestazione di protesta che attraverserà Parigi. La richiesta dei sindacati è il ritiro della legge.

Intanto la Francia è nella morsa di chi non ci sta a vedere calpestati i propri diritti.

Redazione greenMe.it

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