Dopo 76 anni questo soldato americano ha ritrovato i tre “bambini” con cui scattò una foto durante la Seconda Guerra Mondiale

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Erano poco più che bambini quando, nel lontano 1944 sul finire della Seconda Guerra Mondiale, l’allora soldato americano Martin Adler scattò con loro una foto. Lui, elmetto in testa e un bel sorriso, e loro tre – Bruno, Giuliana e Mafalda Naldi -, calzoncini corti e cappottino d’occasione, sono rimasti impressi in una immagine scattata su quella che ai tempi prese il nome di Linea Gotica, sull’Appennino Tosco-Emiliano. Martin dopo 76 anni li ha cercati. E li ha ritrovati.

La storia ce la racconta lo scrittore Matteo Incerti, che sulla sua pagina Facebook ha lanciato qualche giorno fa un vero e proprio appello da parte di Martin. “Quelle due bambine e il bambino sono ancora vivi? – riporta. C’è qualcuno che si riconosce? Forse loro, o i loro figli. Mi piacerebbe parlare con loro e perché no quando finirà questo virus incontrarci di nuovo e abbracciarci. Proviamoci, sarebbe una favola di Natale ritrovarci tutti insieme”.

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Martin Adler è originario del Bronx, New York. Oggi ha 96 anni e vive a Boca Raton in Florida. Appena ventenne, dal 1944 al 1945 si trovò in Italia a combattere contro i nazifascisti con la 85th Infantry Division Custermen, addetto all’armamento pesante della compagnia D del 339th Infantry Regiment.
Tramite Incerti, Adler racconta che “tra settembre massimo ottobre 1944, scattai una foto con tre bambini in una casa da poco liberata, se sono ancora vivi vorrei ritrovarli”.
Sbarcato a Napoli nel marzo 1944, Adler il 3 giugno 1944 ricevette la Bronze Star per atti eroici compiuti a Rocca Priora, sui colli albani alle porte di Roma. La Capitale d’Italia venne liberata dagli Alleati il giorno seguente. Nel settembre – ottobre del 1944 con la sua unità, Adler si trovava in prossimità della Linea Gotica nell’Appennino Tosco-Emiliano dove venne scattata questa foto.
Martin Adler e il suo compagno John Bronsky entrarono in una casa di un paese. Insieme alla figlia Rachelle Shelley Adler Donley racconta la sua storia e lancia un appello.
Entrammo in quell’abitazione. C’era un grande cestino di legno dal quale uscivano strani rumori. Si muoveva qualcosa lì dentro. Io e John avevamo già il dito sul grilletto pronti a sparare. potevano esserci dei tedeschi – ricorda Martin. Poi un urlo e una donna che corse incontro urlando ‘bambini, bambini!’. Era la loro mamma che urlava! Ci fermammo e da quel grandissimo cesto sbucarono tre splendidi fanciulli, due bimbe e un bimbo. Feci il più bel sorriso del Mondo ed io e John iniziammo a ridere, felici di non aver premuto quel grilletto. Non ce lo saremmo perdonati tutta la vita”. “Volevo scattare una fotografia – ricorda ancora l’ex soldato – presi la mia macchina fotografica. Chiesi alla mamma il permesso. Lei mi fece capire che i bambini non erano pronti…”.
Ancora pochi minuti e i bimbi tornarono con i migliori vestiti che avevano, tirati a lucido per scattare due foto con me. Fu il momento più bello che ricordi in quell’inferno chiamato guerra”.
Ed è stato così che l’ex soldato americano si è messo in testa di ritrovare quei bambini. Tempo pochi giorni e il suo appello ha ricevuto subito una risposta.

Come racconta l’Ansa, è stato Bruno Naldi, il più anziano dei tre, a sentire la notizia della ricerca. Lui aveva memoria di quei soldati americani che presero lui e i suoi due fratellini in braccio, donandogli anche dei dolci. E sua sorella Mafalda, in quella foto, si era riconosciuta subito. Bruno ne ha parlato con un suo amico, la cui badante ha poi scritto a Incerti. Chiudendo un cerchio larghissimo. La casa, a Monterenzio, esiste ancora, ma i Naldi non vivono più lì. Si trasferirono a Castel San Pietro (Bologna) nel 1953 e oggi hanno incontrato, in videoconferenza, Adler.

E oggi come allora, appena è partito il collegamento ha chiesto: “Ciao bambini! Vuoi cioccolata?”.

Fonte: Matteo Incerti Facebook / ANSA

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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