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Il terribile esperimento Kentler, che ha condannato i bambini alla pedofilia per 30 anni

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Con l’approvazione del Governo di allora, un famoso sessuologo condusse nella Germania di fine anni ’60 un esperimento sociale davvero pericoloso. Che ha avuto irrimediabilmente delle conseguenze

Come è potuto accadere?, se lo chiede il New Yorker, che nei mesi scorsi ha scavato a fondo in una brutta storia, quella che porta la firma di Helmut Kentler, psicologo e professore universitario tedesco. Fu lui, Kentler, per anni anche stimato autore di saggi sull’educazione sessuale e sulla genitorialità, a portare avanti un esperimento sul finire degli anni ’60 a Berlino. Un esperimento che lo studioso definì utile a risolvere i “problemi della vita della nostra società”.

Nulla di più di terribile, nella realtà. Perché quello che inventò di fatto Helmut Kentler fu un lungo e agonizzante processo di violenza psicologica per dei poveri ragazzini.

Ma di cosa si trattò?

Come nacque l’idea di Kentler

A partire dal 1969, Helmut Kentler avviò quello che sembrava essere un test per la “liberazione sessuale dei bambini”. In pratica, decine di bambini e adolescenti di Berlino Ovest, generalmente orfani e indigenti minorenni, furono affidati a case-famiglia gestite da adulti pedofili, con l’autorizzazione e il finanziamento dal Senato di Berlino. Un fatto lugubre al quale le istituzioni hanno voltato le spalle per oltre 30 anni e che ha inevitabilmente segnato quei bambini.

Perché tutto ciò? Perché fondamentalmente Kentler viveva all’epoca nel pieno di una cultura post guerra della Germania dell’Ovest fortemente caratterizzata, come racconta The New Yorker, “da un’intensa preoccupazione per la decenza sessuale, come se il decoro potesse risolvere la crisi morale della nazione e purificarla dalla colpa”. Un contesto in cui, per esempio, gli incontri omosessuali continuavano a essere vietati, come col nazismo, e in cui Kentler  stesso cominciò a frequentare i movimenti studenteschi e a dichiararsi apertamente gay.

Come molti suoi contemporanei, Kentler credeva che la repressione sessuale fosse la chiave per comprendere la coscienza fascista – scrive il New Yorker. E che, questa è dura, la libertà sessuale fosse il modo migliore per “prevenire un’altra Auschwitz”. Tanto che, sul finire degli anni ’70, in moltissimi luoghi furono costruiti asili nido sperimentali in cui i bambini restavano nudi e lasciati liberi di esplorare l’uno il corpo dell’altro. Ed Helmut Kentler, leggiamo sempre dal New Yorker, era uno degli autori più conosciuti e influenti in questo movimento culturale impegnato a disfare l’eredità sessuale del nazifascismo.

Kentler cominciò a lavorare con giovani prostitute, drogati e ragazzini scappati di casa e parlando con uno di essi scoprì un legame tra alcuni di loro e un pedofilo dal quale ricevevano cibo e abiti puliti in cambio di sesso. Da allora, Kentler espose in alcune sue pubblicazioni quelli che considerava aspetti positivi di quelle relazioni e a richiedere e ottenere da un funzionario incaricato del Senato di Berlino, l’autorizzazione a creare case-famiglia nelle abitazioni di diversi pedofili.

Il quadro fu allora sostanzialmente questo: secondo le autorità tedesche influenzate da Kentler (Alice Miller la chiama “pedagogia nera”), gli abusi sui bambini erano da considerarsi solo normali espressioni di amore e di attenzione di uomini adulti, tanto da non dover essere definitivi e considerati “abusi”. Ciò avrebbe generato in quei bimbi una personalità forte. Così, si leggeva nei suoi scritti:

I genitori devono essere resi consapevoli che un buon rapporto di fiducia tra figli e genitori non può essere mantenuto se ai figli viene negata la soddisfazione di bisogni così urgenti e pressanti come quelli sessuali [  H. Kentler: Sex education, 1970].

Le prime esperienze di coito sono utili, secondo Kentler, perché gli adolescenti con esperienza di coito “esigono un mondo indipendente di adolescenti e più spesso rifiutano le norme degli adulti” [Kentler: Sexual Education].

helmut kentler

Helmut Kentler@Ullstein Bild/Ingo Barth

Inoltre, secondo Kentler i bambini possono avere bisogni sessuali anche prima della pubertà e distingueva  la loro libera soddisfazione tra coetanei o con adulti dall’abuso sessuale dei bambini: I bambini sessualmente soddisfatti che hanno un buon rapporto di fiducia con i loro genitori, soprattutto in materia sessuale, sono meglio protetti dalla seduzione sessuale e dagli attacchi sessuali. [Parents learn sex education].

Cosa è accaduto poi

Nel 1979 è stata aperta un’indagine su Helmut Kentler dopo la segnalazione di un assistente sociale, che aveva osservato una sorta di relazione omosessuale tra Henkel e uno dei suoi figli adottivi. Secondo la dinamica ricorrente nei casi analizzati in seguito dalla politologa Nentwig, Kentler era intervenuto in difesa di Henkel, sostenendo di conoscerlo da tempo in seguito a un “progetto di ricerca”, e l’indagine era stata archiviata.

Nel 2015, dopo la richiesta di indagini da parte del Senato di Berlino, proprio la politologa Teresa Nentwig, dell’Istituto per la ricerca sulla democrazia di Göttingen, è stata incaricata di condurre ricerche più dettagliate sugli abusi su bambini e ragazzi da parte dei pedofili affidatari e sui legami tra Kentler e l’ente statale tedesco per l’assistenza e la tutela dei minori (Jugendamt). Sandra Scheeres, a capo della Commissione del Senato per l’Istruzione, la Gioventù e la Famiglia, definì allora l’esperimento Kentler “un crimine sotto la responsabilità dello Stato” .

Secondo uno studio dell’Università di Hildesheim del 2020, infine, Kentler si vantava di essere riuscito ad “ottenere il supporto del responsabile delle autorità locali”. I falsi genitori affidatari, secondo la relazione, erano “uomini influenti appartenenti al mondo accademico, alle organizzazioni di ricerca e ad altri contesti legati al mondo dell’educazione”. Frattanto, alcune vittime, tra cui Marco di cui parla approfonditamente il New Yorker, hanno ricevuto le scuse del Senato e un piccolo risarcimento dei danni.

Nessuno è stato mai arrestato né processato. Kentler morì nel 2008, senza mai subire una condanna.

Fonte: The New Yorker 

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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