Esci il cane? Ma anche no! La fake news sull’Accademia della Crusca

cane crusca

No, l’Accademia della Crusca non ha detto che è corretto, ma semplicemente che espressioni del tipo “siedi il bimbo” sono talmente insite negli usi regionali che possono pure essere ammesse nel parlato comune

Se è intransitivo, un verbo, rimane intransitivo e puoi “uscire il cane” quante volte vuoi, ma rimane sempre errato. “Sarebbe meglio continuare a evitare di ‘uscire il cane’ al di fuori di determinati contesti”, tuonano dalla Crusca, presa dalla valanga di plausi e polemiche degli ultimi giorni tanto da vedersi “costretta” a una precisazione.

Dalla Crusca hanno infatti chiarito che nell’utilizzo formale queste frasi restano errate: l’uso transitivo di verbi come uscire/entrare e salire/scendere con il significato di “far uscire/entrare, portar fuori o dentro”, “far salire/scendere, portar su o giù” è stato in effetti molto dibattuto.

Ma se i membri della seconda coppia, nel significato di “percorrere in salita” e “percorrere verso il basso” hanno anche un uso transitivo (come “salire le scale”) e l’uso transitivo dei verbi in questione è stato registrato in alcuni dizionari di lingua: (il GRADIT lo testimonia, con la glossa di meridionalismo, per tutti e quattro i verbi; per salire e scendere aggiunge anche la notazione “popolare”.

Il Sabatini-Coletti 2008 registra l’uso transitivo solo per scendere e salire, con la glossa di regionalismo, senza specificare lì’area di riferimento. Nel Devoto-Oli 2014 troviamo una situazione analoga a Sabatini-Coletti: la transitività è registrata solo per scendere e salire, ma con la differenza che scendere per “tirare giù” è annotato come regionale, mentre salire per “portare qualcosa in una posizione più alta, mettere su” come meridionale e popolare. ZINGARELLI 2016 registra come meridionalismi scendere e uscire, ma non entrare e salire, naturalmente nei sensi che qui si trattano.

Il Vocabolario Treccani online fa la stessa cosa, ma glossa scendere e uscire genericamente come regionalismi, Fonte), per quanto l’impiego per “uscire” ed “entrare”, nessuno di questi usi viene “promosso” al livello della lingua comune.

escicane

Il dibattito ha avuto inizio qualche giorno fa, quando Vittorio Coletti, uno degli accademici, pubblicò una nota in cui apriva all’utilizzo di verbi intransitivi con l’oggetto diretto. Ma solo nel parlato! Coletti scriveva:

“[…] sedere, come altri verbi di moto, ammette in usi regionali e popolari sempre più estesi anche l’oggetto diretto e che in questa costruzione ha una sua efficacia e sinteticità espressiva che può indurre a sorvolare sui suoi limiti grammaticali”.

casa surace

È lecita allora la costruzione transitiva di sedere? Si può rispondere di sì, ormai è stata accolta nell’uso, anche se non ha paralleli in costrutti consolidati con l’oggetto interno come li hanno salire o scendere (le scale, un pendio). Non vedo il motivo per proibirla e neppure, a dire il vero, per sconsigliarla. Ma certo è problematico definirla transitiva perché la prova di volgere il verbo al passivo (accertata invece ormai per salire, specie nel linguaggio alpinistico col valore di scalare: la cima è stata salita da…) non sembra per ora reggere (la mamma ha seduto il bambino sul seggiolino ma *il bambino è stato seduto sul seggiolino dalla mamma) come del resto non regge per altri verbi in costruzione transitiva non passivabile (per es. si può dire ho dormito un lungo sonno ma non *un lungo sonno è stato dormito da me)”.

Insomma, niente “esci il cane” se si vuole parlare e scrivere un italiano corretto! Il presidente dell’Accademia, Claudio Marazzini, chiosa così: “Gli insegnanti sono comunque chiamati a correggere quelle forme nell’italiano scritto e formale”.

E allora uscite anche il cane se volete, ma non ditelo a nessuno )

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