Morta la ragazza iraniana che si era data fuoco per protestare contro il divieto per le donne di entrare negli stadi

Una protesta finita in tragedia. Non ce l’ha fatta Sahar Khodayari, la 22enne tifosa di calcio iraniana che nei giorni scorsi, si era data fuoco davanti a un tribunale di Teheran per protestare contro il divieto per le donne di entrare negli stadi.

Quelle ustioni sul 90 per cento del corpo le sono costate caro, alla fine la ragazza è morta in un ospedale della capitale iraniana. L’avevamo conosciuta per la sua tenacia e la sua battaglia contro le discriminazioni. Cos’era successo?

Il 12 marzo scorso, Sahar Khodayari era stata fermata allo stadio Azadi di Teheran. Si era travestita da uomo, visto il divieto di accesso alle donne. La sua colpa era quella di voler tifare per la sua squadra, l’Esteghlal e si era fatta un selfie per il quale è stata poi soprannominata ‘the blue girl’.

Come ha raccontato la sorella della donna all’agenzia di stampa Rokna: “Le guardie allo stadio l’avevano notata, mia sorella ha fatto resistenza ma poi ha ammesso il travestimento e così l’hanno arrestata”. Sahar Khodayari soffriva di disturbi bipolari ed era in cura da due anni.

La donna era stata arrestata e rinchiusa nel carcere femminile di Gharchak Varamin a sud di Teheran, ritenuto tra i peggiori in termini di condizioni di vita. A seguito della cauzione, Khodayari è stata rilasciata, ma quando il primo settembre si è recata in procura per riavere il suo cellulare, le è stato detto che avrebbe dovuto scontare una condanna a sei mesi per oltraggio al pudore.

Parole che l’hanno sconvolta a tal punto da versarsi addosso della benzina e darsi fuoco procurandosi ustioni di terzo grado nel 90 per cento del corpo. La sua storia ha riportato al centro del dibattito, una questione spinosa, quella della discriminazione allo stadio. Ricordiamo che l’Iran vieta l’ingresso alle donne e la pena è il carcere. Tempo fa, alcune attiviste iraniane avevano chiesto alla Fifa di intervenire, ma ad oggi tutto tace.

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Dominella Trunfio

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Giornalista professionista, laureata con lode in Scienze Politiche e con un master in Comunicazione Pubblica e Politica. Vincitrice di due premi giornalistici per la realizzazione di due documentari. A settembre 2017 pubblica "Appunti di antimafia. Breve storia delle azioni della ‘ndrangheta e di quelli che l’hanno contrastata".
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