Davi Yanomami, il “Dalai Lama della foresta”, vince il Premio Nobel alternativo per aver difeso i diritti indigeni e l’Amazzonia

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Da tutta una vita si batte per la difesa dei diritti indigeni e la salvaguardia della foresta Amazzonica, adesso lo sciamano yanomami Davi Kopenawa, soprannominato il “Dalai Lama della foresta”, ha vinto il Right Livelihood Award 2019, noto anche come “Premio Nobel alternativo”.

Vincitori assieme lui, il difensore dei diritti umani Aminatou Haidar, l’avvocato Guo Jianmei dalla Cina e l’attivista Greta Thunberg.

“Con il Right Livelihood Award 2019 onoriamo quattro persone “visionarie” il cui ruolo carismatico ha spinto milioni di persone a difendere i loro diritti inalienabili e a lottare per un futuro sostenibile per tutti sul pianeta Terra”, ha dichiarato Ole von Uexkull, direttore esecutivo della Right Livelihood Foundation.

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Chi è Davi Kopenawa

Leader e portavoce del popolo Yanomami del Brasile, oltre che uno sciamano Davi Kopenawa è noto a livello internazionale per il suo lavoro per la difesa dei diritti indigeni e la salvaguardia della foresta amazzonica e dell’ambiente. Non a caso è soprannominato il “Dalai Lama della foresta”. Adesso riceve questo prestigioso riconoscimento che “mira a sostenere le persone che lottano per un mondo giusto, pacifico e sostenibile”

Da oltre vent’anni lo sciamano conduce una campagna per proteggere le terre ancestrali, i territori yanomami di Brasile e Venezuela costituiscono oggi la più vasta area di foresta tropicale mai gestita al mondo da un popolo indigeno.

Davi è presidente di Hutukara, l’organizzazione yanomami che condivide il premio con lui ed è stato spesso minacciato da cercatori d’oro e politici bramosi di accaparrarsi le risorse del territorio. Vive nella sua comunità – Watoriki, “la montagna del vento” – praticando lo sciamanesimo. È sposato con Fàtima, da cui ha avuto sei figli, compresa una bambina adottata, e diversi nipoti. Suo suocero, Lourival, era uno dei più anziani e rispettati sciamani.

Nel corso della sua vita, Davi ha ottenuto molti premi e riconoscimenti, tra cui il Global 500 delle Nazioni Unite e la menzione d’onore della giuria del Premio spagnolo Bartolomé de las Casas.

“Sono felice che le persone del Right Livelihood Award non si siano dimenticate di me” ha commentato Davi. “Il premio arriva proprio al momento giusto, ne sono davvero felice. Hanno avuto fiducia in me e in Hutukara, e in tutti coloro che stanno difendendo la foresta e il pianeta Terra. Questo mi dà la forza di continuare a lottare per difendere l’anima dell’Amazzonia. Noi, popoli del pianeta, dobbiamo proteggere il nostro patrimonio culturale, così come Omame ci ha insegnato – per vivere bene, per prenderci cura della nostra terra affinché le future generazioni possano continuare a usarla”.

Nel 1991, lo sciamano negli Stati Uniti, aveva incontrato l’allora Segretario generale delle Nazioni Unite Pérez de Cuéllar e alcuni membri della Commissione interamericana dei diritti umani e alcuni senatori statunitensi, per denunciare il pericolo imminente di genocidio che pendeva sugli Yanomami. Un esercito di cercatori d’oro aveva invaso la loro foresta portando con sé epidemie letali e violenze croniche. Da allora, ha continuato a viaggiare senza sosta, lottando per proteggere l’Amazzonia dalla distruzione di minatori, allevatori, taglialegna, costruttori di strade e incendi.

“Davi è unico, il suo pensiero si accorda costantemente allo sciamanesimo amazzonico, di cui il suo libro è la testimonianza più dettagliata e autentica che sia mai stata registrata. I presunti benefici del mondo industrializzato, che osserva attraverso il suo sguardo penetrante, non lo impressionano nè lo condizionano. È stato, e continua a essere, la voce più costante ed efficace che si sia mai levata in difesa dell’Amazzonia, e quindi del mondo intero”, ha dichiarato Stephen Corry, direttore generale di Survival International.

Nel 2010, lo sciamano ha scritto La Caduta del Cielo, un viaggio dettagliato e intimo nella cosmologia yanomami accompagnato da una struggente descrizione della battaglia del suo popolo per salvare la foresta e i popoli indigeni dall’avidità e dalla forza distruttiva del popolo “bianco”.

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© Fiona Watson/Survival

 

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