Per tante donne #stareacasa non è sicuro. Il Coronavirus non ferma le violenze domestiche (anzi)

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Il Coronavirus non ferma la violenza. L’invito del governo italiano è quello di restare a casa, ma per molte donne purtroppo, questo continua a non essere una scelta rassicurante. A dirlo è D.i.Re, la rete nazionale che raccoglie 80 organizzazioni che gestiscono centri antiviolenza.

“Per molte donne #stareacasa non è un invito rassicurante. Il numero nazionale dei centri antiviolenza 1522 è attivo”. Sui propri social la rete continua a ribadire che l’emergenza coronavirus non ferma il sostegno alle vittime di violenza che nella maggior parte dei casi si consuma proprio in casa.

“Il messaggio che voglio lanciare alle donne che in questo momento si trovano in una difficoltà maggiore perché vivono situazioni di maltrattamento da parte del partner e sono costrette a stare in casa h24, è che noi dei centri antiviolenza ci siamo: da casa, dal nostro telefono di emergenza, anche via skype laddove possibile, dalle nostre sedi che sono temporaneamente in sospensione. Molte operatrici sono nei centri pur non facendo accoglienza nel rispetto delle regole imposte dal Governo. Chiamate se avete bisogno”, spiega Antonella Veltri, presidente di D.i.Re.

La preoccupazione è appunto quella che il restare a casa si trasformi in un inferno. Proprio in questi giorni a Torino un uomo ha ucciso la moglie e il figlio, era un ex vigile urbano ed aveva 66 anni.

“Sappiamo che le violenze aumentano durante il fine settimana, le festività natalizie, le ferie di agosto, ovvero quando le circostanze favoriscono un aumento del tempo di compresenza tra le mura domestiche”, scrive la rete sui social.

La convivenza forzata dovuta all’emergenza coronavirus potrebbe portare all’aumento dei casi di violenza, ma non solo il problema è anche per chi vive in case famiglia e rifugi.

“Da alcuni centri e case rifugio mi arriva notizia che le donne accolte sono terrorizzate dall’inserimento di nuove donne- spiega la presidente di D.i.Re- ma anche per quelle che sono dentro, perché molte hanno la possibilità di uscire. Noi abbiamo dato delle regole: dalla casa non si esce. Potete immaginare, poi, quanto sia difficile tenere occupati i bambini e le bambine”.

L’invito, quindi, è quello di continuare a fare rete per non lasciare sole queste donne, per questo è stata creata una piattaforma partecipativa con il supporto di ActionAid Italia per condividere e diffondere informazioni e servizi per affrontare il periodo di lotta al coronavirus.

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Fonte: Dire

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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