Rientro a scuola: a Bergamo un liceo ha già allestito i banchi con i divisori in plastica

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Lo hanno fatto davvero: in un istituto scolastico di Bergamo i banchi sono stati divisi con la plastica, che “ingabbierà” gli allievi appena rientreranno a scuola, per fare gli esami e per seguire le lezioni del prossimo anno. Lo annuncia Cesare Botti, preside del liceo artistico statale ‘Giacomo e Pio Manzù’.

Era arrivato il no sulle spiagge, poco anche nei ristoranti, ma a quanto pare nelle scuole va bene ed in modo anche più impattante perché la plastica usata forma una vera e propria scatola divisoria sui banchi (non è una semplice barriera verticale come si vede, per esempio, in alcune farmacie).

Il Decreto scuola è legge, è stato approvato oggi 6 giugno alla Camera dopo il sì del Senato dello scorso 28 maggio, come riporta il sito del Miur. La norma disciplina gli Esami di Stato conclusivi del I e del II ciclo di istruzione, la valutazione finale degli alunni, la conclusione dell’anno scolastico 2019/2020 e l’avvio del 2020/2021, come anche le procedure concorsuali straordinarie per la Scuola secondaria di I e II grado.

Le linee guida, annunciate lo scorso 4 giugno dalla Ministra della Pubblica Istruzione Lucia Azzolina, lasciavano presupporre che non si potesse rientrare a scuola a settembre in modo “normale”, tuttavia, forse, non ci si aspettava che qualcuno veramente riempisse di plastica i nostri istituti scolastici.

C’è chi in realtà ha applaudito al preside del Manzù, che ha voluto “portarsi avanti con il lavoro” anche in vista degli esami di Stato, sostenendo che, pur nella tristezza, almeno si tutela la salute dei ragazzi, proprio in una città tra le più colpite dall’epidemia e nella quale – non ce lo dimenticheremo mai – una fila di camion militari ha trasportato decine e decine di defunti.

“Pronti per ampliare le misure di sicurezza per gli Esami di Stato – scrive il dirigente scolastico sulla sua pagina Facebook – Già che c’eravamo abbiamo provato a realizzare quanto paventato dal Ministro sull’eventuale rientro a settembre. Le strutture sono in cartone e polipropilene. Leggere, sicure, semplici da manutenere ed economiche”.

Ma non mancano le critiche di chi immagina i propri figli “in gabbia” e grida all’assurdità, domandandosi se davvero non esiste alternativa.

Anche dal punto di vista ambientale la soluzione non appare il massimo. Plastica su plastica che, una volta finita l’emergenza (speriamo il prima possibile), andrà presumibilmente ad aumentare il carico di rifiuti che non è di certo migliorato durante l’epidemia, aggiungendo i pericoli dati dall’incosciente abbandono di mascherine e altri dispositivi di sicurezza.

Eppure le spiagge avevano alla fine detto no cercando altre soluzioni, e anche alcuni ristoranti si erano ingegnati in modi alternativi, più sostenibili dal punto di vista ambientale e – diciamo la verità – anche esteticamente migliori. Ma la scuola no, segue l’esempio della Cina dove è partita l’epidemia.

E a questo punto ce lo domandiamo anche noi: “Ma davvero non c’è alternativa?”

Fonti di riferimento: Cesare Botti/Facebook / Miur 6 giugno 2020 / Miur 4 giugno 2020

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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