Cosa hanno in comune i Paesi con le migliori risposte al coronavirus? I loro leader sono donne

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Islanda e Taiwan, Germania e Nuova Zelanda: cos’hanno in comune questi Paesi? Ebbene, tutti hanno a capo una donna. Dalla Finlandia all’Islanda alla Danimarca, questa pandemia sta rivelando che loro, le donne, hanno quello che serve quando le cose si fanno complicate. Queste leader stanno mettendo in campo un modo alternativo (e attraente) di esercitare il potere, come stanno sottolineando riviste auterevoli come Forbes.

Discorsi ideologici e di genere? Non proprio. In realtà tutte ci stanno insegnando qualcosa. E se il linguaggio usato dai più riguardo la pandemia ha spesso preso a prestito termini di guerra troppe volte abusati (ci resta impresso, tra tutti, il discorso del premier albanese Edi Rama quando spedì in Italia 30 medici albanesi: “stiamo combattendo lo stesso nemico invisibile”, le “risorse umane e logistiche della nostra guerra”, “forze di riserva in attesa”, “ospedali di guerra”), le madames ci hanno piuttosto abituati a parole più dolci, ma non per questo meno dirette e meno efficaci.

Una bellissima (e divertente) disanima di Forbes mette in risalto cose cui ancora non avevamo pensato, riunendo il potere al femminile in quattro grandi macro-aree.

Risolutezza

Tra le prime mosse più veloci c’è stata quella di Tsai Ing-wen, Presidentessa di Taiwan. A gennaio, al primo segno della nuova malattia, ha introdotto ben 124 misure per bloccare la diffusione (compreso lo screening negli aeroporti e l’applicazione di quarantene obbligatorie di 14 giorni), senza dover ricorrere ai blocchi che sono diventati comuni altrove. Ora sta inviando più di 10 milioni di mascherine negli Stati Uniti e in Europa. Ing-wen ha gestito quelle che la CNN ha definito “tra le migliori risposte al mondo”, tenendo sotto controllo l’epidemia.

Allo stesso modo, Jacinda Ardern, premier della Nuova Zelanda a noi cara per il suo dolcissimo e costante pensiero rivolto ai bambini, è stata chiara e risoluta sin dall’inizio ponendo subito il massimo livello di allerta. Ha imposto l’auto-isolamento alle persone che entravano in Nuova Zelanda in modo sorprendentemente precoce, quando c’erano solo 6 casi in tutto il Paese, e ha vietato agli stranieri di entrare subito dopo.

Tech

Sotto il profilo tecno e social, l’Islanda, con la guida della prima ministra (ambientalista) Katrín Jakobsdóttir, offre test di coronavirus gratuiti a tutti i suoi cittadini e diventerà un caso di studio chiave sui tassi di diffusione e mortalità reali di Covid-19. La maggior parte dei Paesi ha test limitati solo alle persone con sintomi, l’Islanda, invece, sta andando a braccetto in proporzione alla sua popolazione e ha già esaminato cinque volte più persone della Corea del Sud, istituendo anche un sistema di tracciabilità dei contatti così accurato che significa che, per esempio, non hanno dovuto chiudere le scuole. Se, infatti, gli istituti universitari e di istruzione secondaria, dove è già prassi la formazione a distanza, sono chiusi dal 16 marzo, le scuole elementari e gli asili sono rimasti aperti, seppur con misure specifiche per limitare il rischio di infezione.

In Finlandia, anche Sanna Marin, la più giovane capo di stato del mondo eletta lo scorso dicembre (34 anni), ha messo un bel po’ della sua giovane esperienza. E la sua è un’idea originalissima: ha deciso di affidarsi a influencer e a personalità famose sul web per raggiungere la popolazione cui non arrivano messaggi istituzionali, prevenendo così le fake news.

Ha praticamente veicolato messaggi e informazioni riguardo il Covid-19: grazie a lei, gli annunci del governo vengono scritti o modificati in un formato leggibile e fruibile per i social e poi, inviati a circa 1500 tra gli influencer più attivi del paese che li condividono poi con i propri followers. La società di consulenza Ping Helsinki ha, inoltre, pubblicato sui propri canali un vademecum sui comportamenti da tenere online,come verificare la veridicità di un’informazione prima di condividerla o controllare i profili da cui si prendono le notizie.

Amore

La prima ministra norvegese, Erna Solberg, ha avuto l’idea innovativa di usare la televisione per parlare direttamente con i bambini del suo Paese, tenendo una conferenza stampa dedicata a loro e in cui nessun adulto era autorizzato. Ha risposto alle domande dei bimbi provenienti da tutta la Norvegia, prendendosi del tempo per spiegare perché era normale sentirsi spaventati. Un’idea bella e semplice che toglie il respiro.

Verità

È vero, con lei noi italiani abbiamo un rapporto di amore e odio. Eppure Angela Merkel, cancelliera tedesca, ha detto sin da subito, e con calma, ai suoi connazionali che si trattava di una specie di “grosso insetto” che avrebbe infettato fino al 70% della popolazione.

È serio – disse in tempi non sospetti – prendetela seriamente” e così i test sono stati fatti fin dall’inizio. La Germania ha saltato le fasi di negazione, rabbia e ingenuità che abbiamo visto altrove (agli inizi quante volte ci siamo sentiti ripetere “è solo un’influenza”?). I numeri del Paese sono molto al di sotto dei vicini europei e ci sono segnali che potrebbero essere in grado di iniziare ad allentare le restrizioni relativamente presto.

Detto ciò, è facile ora confrontare queste leader e le loro storie con gli uomini al potere, che, pare troppe volte, usano la crisi per accelerare una sorta di autoritarismo. Tutto alla luce di dati che continuano a suggerire timidamente che gli stili di leadership delle donne potrebbero essere diversi e anche più utili, e più vicini all’ambiente e alle persone.

Fonte: Forbes / CNN

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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