Nembro, la cittadina bergamasca sterminata dalla peste nel ‘600 che oggi sta rivelando al mondo la bugia dei numeri dei contagi

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A Nembro, le campane a morto hanno smesso di suonare. Le strade sono quasi deserte, il silenzio è tombale e si vive nel lutto quotidiano. Il piccolo paese nel bergamasco è logorato da una seconda peste, la prima nel 1630 aveva decimato la popolazione, la seconda è più attuale: il Covid-19.

La storia tristemente si ripete perché qui ufficialmente le persone decedute sono 31, ma secondo il sindaco sarebbero 4 volte in più.

Le campane non suonano più dal 7 Marzo, perché avrebbero dovuto suonare a morte per tutto il giorno per quattro funerali. Un’angoscia indicibile per l’intera comunità. Quella stessa comunità che la pestilenza del 1630 ha spazzato via. Solo 744 sono vissuti per raccontare la storia. E ora ci risiamo.

I numeri ufficiali sulle persone decedute a seguito del Covid-19 non tornano. Claudio Cancelli è il sindaco di Nembro, un comune in provincia di Bergamo, il più colpito in rapporto agli abitanti eppure secondo il primo cittadino i numeri sono falsi perché il numero ufficiale è di almeno 4 volte quello diffuso.

Secondo i dati ufficiali, i morti da coronavirus a Nembro sono 31. Ma per Claudio Cancelli e Luca Foresti, fisici di formazione, i dati non sono corretti e lo dimostrano in uno studio presentato sul Corriere della Sera.

“Abbiamo guardato la media dei morti nel comune degli anni precedenti, nel periodo gennaio – marzo. Nembro avrebbe dovuto avere — in condizioni normali — circa 35 decessi. Quelli registrati quest’anno dagli uffici comunali sono stati 158. Ovvero 123 in più della media”, dicono il sindaco e l’ad del centro medico Sant’Agostino, secondo cui appunto la cifra è stata nettamente sottostimata.

Il numero di morti da coronavirus risulta quindi, secondo il loro studio, quattro volte maggiore rispetto a quello fornito dai dati ufficiali. I decessi infatti hanno registrato un picco proprio durante i giorni dell’inasprimento della pandemia.

Un numero di decessi anomali pari, quindi, a quattro volte tanto quelli forniti dai dati ufficiali. E che ha avuto un picco durante i giorni della diffusione della pandemia. Quindi quel 31 non può rappresentare un dato reale.

“Considerando l’ipotesi che tutti i cittadini di Nembro abbiano contratto il Covid-19 (ipotesi non impossibile secondo i due fisici), allora 158 morti (cioè quelle totali) coinciderebbero con un tasso dell’1% della letalità”, dicono i due fisici.

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©Studio Cancelli e Foresti/Corriere della Sera |

Ancora, secondo Cancelli e Foresti, le 123 persone decedute che non rientrano nei conteggi ufficiali sono “in larga parte persone anziane o fragili che muoiono a casa o in strutture residenziali, senza essere ricoverate in ospedale e senza essere sottoposte a tampone per verificare che fossero effettivamente infettate con il Covid-19. Dato il calo che si è visto negli ultimi giorni dopo il picco è probabile che a Nembro si stia raggiungendo l’immunità di gregge”.

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©Studio Cancelli e Foresti/Corriere della Sera |

Ma Nembro non è un caso isolato. Anche Giorgio Gori, sindaco di Bergamo ha spiegato su Twitter che “dall’1 al 24 marzo, i decessi dei residenti sono stati 446: 348 più della media degli ultimi anni (98). I decessi ufficialmente dovuti a Covid19 nel periodo sono 136. Ce ne sono 212 in più. Con una mortalità all’1,5-2%, i contagiati in città sarebbero tra 17 e 23mila”.

Ad Alzano sono 62 le persone morte dal 23 febbraio scorso. Un anno fa erano stati 9. A Treviglio dall’inizio del mese sono mancati 36 residenti e 68 malati in ospedale. A Caravaggio 50 contro una media di 6 negli anni precedenti. Solo 2 ufficiali per Covid-19. A Dalmine sono 70 le persone decedute, di cui 2 ufficialmente per coronavirus. Un anno fa erano state 18, spiega l’Eco di Bergamo.Ma i sindaci non sono i soli che denunciano anomalie nei dati definiti ufficiali, accanto a loro ci sono anche dei medici che assicurano la situazione reale non è quella descritta nel bollettino delle 18.

Fonte: Corriera della Sera

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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