Compostaggio umano, negli Usa puoi già ricongiungerti a Madre Natura dopo la morte

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Ci avete mai pensato che anche la nostra morte, o meglio la sepoltura, ha un impatto ambientale non indifferente? Ebbene sì, noi uomini e donne inquiniamo persino da morti, a causa dei materiali non degradabili sotterrati e alle emissioni di carbonio prodotte con le cremazioni. Ma esiste anche un’alternativa decisamente più ecologica rispetto alla classica tumulazione e alla cremazione: il cosiddetto “compostaggio umano”, grazie al quale i resti umani si trasformano in terriccio. E negli Stati Uniti questa pratica è già realtà grazie all’agenzia funebre di Seattle Recompose, la prima azienda al mondo che si occupa di compostaggio umano.

“Le preoccupazioni sui cambiamenti climatici sono state un fattore determinante e il motivo per cui tantissime persone hanno già hanno espresso interesse per il servizio” – racconta Katrina Spade, amministratore delegato e fondatrice di Recompose. – “Quando morirò vorrei poter restituire ciò che resterà di me a questo pianeta, che mi ha protetta e sostenuta per tutta la vita.”

Come funziona il compostaggio umano

Qualche anno fa Katrine Spada ha dato vita ad una piccola rivoluzione nello Stato di Washington, in cui l’opzione del compostaggio umano è stata ufficialmente legalizzata lo scorso maggio. La prima sede di Recompose è stata inaugurata qualche giorno fa a Greenhouse, a sud di Seattle, e accoglierà le salme di sceglie di trasformarsi in terriccio dopo la morte, riducendo così le emissioni di carbonio.

“La riduzione organica naturale evita il rilascio in atmosfera di circa 1,4 tonnellate di carbonio, che avviene durante la cremazione.” – sottolinea la fondatrice di Recompose. – “Se poi consideriamo che anche per la sepoltura tradizionale le emissioni di carbonio derivanti dal processo di costruzione e trasporto della bara sono decisamente ingenti, la riduzione organica naturale sembra semplicemente in sintonia con il modo in cui molte persone cercano di condurre le proprie esistenze”.

Il primo step del processo di compostaggio umano prevede la conservazione del corpo in particolari container riempiti trucioli di legno, erba medica e paglia. Per favorire la decomposizione l’ambiente viene riscaldato a più di 60 gradi.

Dopo circa un mese i resti possono essere sparsi nella natura per arricchire il terreno di giardini e boschi. “Sebbene il processo sia in realtà piuttosto semplice, ci sono voluti quattro anni di ricerca scientifica per perfezionare la tecnica” – spiega la scienziata Lynne Carpenter Boggs, che si è occupata dello studio. – “Il compostaggio del bestiame è una pratica consolidata nello stato di Washington, dovevamo solo capire come adattare la tecnica ai tessuti umani e garantire che i resti fossero sicuri per l’ambiente”.

Per quanto riguarda i costi di questo innovativo servizio funebre (compreso di cerimonia, necrologio e trasformazione in terriccio), ammontano a circa 5.500 dollari. Alla fine del processo di compostaggio, i parenti del defunto possono scegliere di tenere il terriccio o donarlo alla foresta di Bells Mountain, nel sud di Washington.

Insomma, il compostaggio umano potrebbe essere un’ottima soluzione per combattere l’inquinamento e ricongiungersi con Madre Natura dopo la morte!

Fonte: Recompose/AGI/Facebook

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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