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Colpo di stato in Myanmar: militari arrestano il premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, “non arrendetevi”

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A Myanmar un colpo di stato militare ha interrotto il processo democratico in atto nel paese. Nelle prime ore del mattino di oggi, 1° febbraio, Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991 e leader de facto del paese, e altri esponenti politici – tra cui il presidente Win Myint e i vertici della Lega Nazionale per la Democrazia (LND) – sono stati arrestati nella capitale.

Tutti i poteri sono stati trasferiti al capo delle forze armate, Min Aung Hlaing, presidente ad interim del paese. I vertici dell’esercito hanno annunciato alla tv nazionale lo stato di emergenza, proclamato per la durata di un anno. Dopo il coup militare, nelle strade della capitale birmana sono stati schierati numerosi contingenti militari. Interrotti tutti i collegamenti telefonici e impossibile qualsiasi altra forma di comunicazione con l’esterno.

La Lega Nazionale per la Democrazia (LND) aveva vinto le elezioni legislative dell’8 novembre 2020. I militari contestano quella schiacciante vittoria e avanzano l’accusa di “brogli elettorali”. Per questo motivo, hanno condotto la suddetta campagna di arresti contro i principali membri della LND nella capitale Naypyidaw, a poche ore di distanza da quella che sarebbe stata la prima riunione ufficiale del parlamento birmano, recentemente insediatosi a seguito della vittoria elettorale del partito di Aung San Suu Kyi.

Nonostante l’operato di San Suu Kyi sia stato molto criticato a livello internazionale per aver negato i diritti umani fondamentali alla perseguitata minoranza musulmana Rohingya, gli elettori birmani le avevano dato fiducia, portando il suo partito alla vittoria alle urne, con l’assegnazione dell’83% dei seggi disponibili in parlamento.

Governata per mezzo secolo da regimi militari fino all’avvio, nel 2011, delle prime riforme democratiche nel paese, Myanmar è ora ripiombata in una grave crisi politica. L’esercito ha sempre mantenuto un potere molto importante poiché controlla tre ministeri chiave (Interno, Difesa e Confini). Dal 2011, quando la giunta militare ha ceduto una parte del proprio potere assoluto, nel paese si sono svolte solo due tornate elettorali.

In un messaggio diffuso dal suo partito, la leader dell’LND ha esortato la popolazione a non accettare il golpe e a protestare con forza in tutto il paese.

Immediata la condanna della comunità internazionale. Negli Stati Uniti, il segretario di Stato USA, Antony Blinken, ha chiesto l’immediato rilascio di Aung San Suu Kyi e degli altri esponenti della Lega Nazionale per la Democrazia. Il Segretario generale dell’ONU, António Guterres, ha espresso profonda preoccupazione per la situazione e ha invocato il ripristino della democrazia e dello stato di diritto nel paese.

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Donatella Vincenti. Laureata in Lingue e Scienze Politiche, nel 2017 ha conseguito un dottorato alla Luiss sulla transizione ecologica nel mondo arabo-islamico. Nel 2015 ha curato la rubrica "Green Islam" per la webradio Radio Bullets.
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