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Chi sono gli Uiguri, la minoranza etnica musulmana che ora è al centro della decisione della Cina di boicottare H&M e Nike

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Per le imprese che toccano la linea di fondo del nostro Paese, la risposta è molto chiara: non comprare!” e così H&M, Nike e altri grandi marchi di abbigliamento e di calzature sono boicottati in Cina per aver preso una  posizione netta contro l’uso del lavoro forzato nella produzione del cotone nella regione occidentale dello Xinjiang. La beffa è che molte di esse sono aziende coinvolte praticamente da sempre in vere e proprie violazioni dei diritti umani.

La tv statale cinese Cctv ha infatti invitato tutti al boicottaggio di molti marchi, mentre Pechino pare si avvii a una vera e propria escalation che prende di mira altri marchi di abbigliamento e calzature stranieri dopo le sanzioni decise questa settimana dagli Stati Uniti, in Europa e in Canada nei confronti dei funzionari cinesi accusati di violazioni dei diritti umani nello Xinjiang a danno di Uiguri e altre minoranze musulmane.

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H&M e Nike avevano dichiarato mesi fa di essere preoccupati per le accuse secondo cui il lavoro forzato è stato utilizzato per produrre cotone nello Xinjiang, ma ora sono stati coinvolti in una tempesta di fuoco crescente che è scoppiata sui social media cinesi in queste ore.

La multinazionale svedese H&M, il secondo più grande rivenditore di abbigliamento al mondo, è stata ritirata dai principali negozi di e-commerce in Cina. Anche Nike (NKE) e Adidas, tra gli altri marchi, hanno subito pesanti critiche.

Chi sono gli Uiguri dello Xinjiang

Lo Xinjiang, regione nord occidentale della Cina, ospita circa 11 milioni di Uiguri, una minoranza di religione musulmana e di etnia turcofona. Le prime proteste dei gruppi minoritari risalgono al 2009, organizzate nel capoluogo Urumqi.

Il governo centrale ha iniziato a reprimere duramente gli Uiguri per la loro fede islamica, ma anche per la loro fedeltà a una specifica identità etnica e culturale, distinta da quella del gruppo Han, l’etnia cinese maggioritaria nel paese. Dall’inizio del 2017, la Cina avrebbe creato oltre 143 centri di detenzione di massa, con una capienza di oltre un milione di detenuti, che  verserebbero in condizioni inumane e degradanti.

Gli Stati Uniti avevano già boicottato l’importazione di cotone e pomodori provenienti dallo Xinjiang, inserendo in una lista nera le aziende cinesi impegnate nella produzione, allo scopo di condannare i metodi di sorveglianza di massa, la sottoposizione a detenzione e i lavori forzati a cui sarebbero costretti i dipendenti delle imprese locali specializzate nell’export.

Fonte: CNN

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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