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Ancora orrore in Canada: trovati centinaia di resti di bambini indigeni in una scuola

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Un’altra macabra scoperta arriva dal Canada. Nel cortile di un ex collegio, nel Saskatchewan, sono stati trovati i resti di 751 persone, appartenenti soprattutto a bambini indigeni. I poveri corpi erano in tombe non contrassegnate.

Lo ha reso noto il New York Times, dopo averlo appreso dai  leader di un gruppo indigeno. Questi ultimi ieri hanno raccontato di aver scoperto i resti di  751 persone, principalmente bambini indigeni, nel sito di un’ex scuola nel Saskatchewan, la Marieval Residential Schoolm, aperta nel 1899 e chiusa nel 1996.

Per decenni, i bambini indigeni sono stati portati via dalle loro famiglie, a volte con la forza, e ospitati in affollati collegi gestiti dalla chiesa, dove sono stati abusati ed è stato proibito di parlare la loro lingua. Migliaia di persone sono scomparse del tutto. Ora, una nuova scoperta offre prove agghiaccianti che molti dei bambini scomparsi potrebbero essere morti nelle scuole: i resti di oltre 751 persone, principalmente bambini indigeni, sono stati trovati nel sito di un’ex scuola nella provincia del Saskatchewan. Una scoperta che segue quella avvenuta solo tre settimane fa, ancora in Canada, dove sono stati trovati i corpi di altri 215 piccoli, appartenenti alla comunità Tk’emlúps te Secwépemc, un’ex scuola gestita dalla chiesa per studenti indigeni nella Columbia Britannica.

La scoperta nel Saskatchewan è opera della Cowessess First Nation. Il capo Delorme ha detto che la sua comunità indigena, spinta dalla scoperta di Kamloops e in collaborazione con i team tecnici del Politecnico del Saskatchewan, ha iniziato a setacciare l’area usando radar dal 2 giugno e individuando fino a 751 tombe non contrassegnate.

Le scoperte hanno scosso una nazione alle prese con generazioni di abusi diffusi e sistematici nei confronti degli indigeni, molti dei quali sono sopravvissuti ai collegi. Per decenni, hanno raccontato le loro vicissitudini a voce ma spesso le loro rivelazioni sono state accolte con scetticismo. Ma i due siti tombali potrebbero confermare quanto da tempo cercano di denunciare:

Questo è stato un crimine contro l’umanità, un assalto a un popolo della Prima Nazione, ha detto il capo Bobby Cameron, della Federazione delle nazioni indigene sovrane, la federazione provinciale dei gruppi indigeni. L’unico crimine che abbiamo mai commesso da bambini è essere nati indigeni, ha detto.

Il luogo di sepoltura esercita anche nuove pressioni sull’attuale governo di Justin Trudeau, primo ministro canadese, che ancora oggi si basa su una serie di leggi che governano la vita degli indigeni risalenti al XIX secolo. I leader indigeni sperano dunque che le ultime rivelazioni siano un catalizzatore per il loro tanto ricercato autogoverno.

Siamo stanchi di sentirci dire cosa fare e come farlo, ha detto il capo Cadmus Delorme, della Prima Nazione Cowessess.

Entrambe le scuole facevano parte di un sistema iniziato nel 19 ° secolo che ha portato via i bambini indigeni dalle loro famiglie. Non è chiaro come i bambini siano morti nelle scuole, colpite da epidemie un secolo fa, e se i bambini abbiano subito abusi e violenze sessuali, fisiche ed emotive. 

Una Commissione nazionale per la verità e la riconciliazione, istituita nel 2008 per indagare sulle scuole residenziali, ha chiamato la pratica “genocidio culturale”. Molti bambini non tornarono mai a casa, e alle loro famiglie furono date solo vaghe spiegazioni sul loro destino, o nessuna. Il Canada aveva circa 150 scuole residenziali e si stima che 150.000 bambini indigeni le frequentarono tra il 1883, e la loro chiusura nel 1996.

La commissione ha stimato che circa 4.100 bambini sono scomparsi a livello nazionale dalle scuole. Ma un ex giudice indigeno che ha guidato la commissione, Murray Sinclair, ha detto via e-mail questo mese che il numero potrebbe essere “ben oltre i 10.000”.

I leader indigeni locali hanno chiesto l’avvio di un’inchiesta su quello che hanno definito un “genocidio”, e hanno chiesto alla Chiesa e al governo di consegnare tutti i documenti relativi all’amministrazione delle scuole. Il capo Delorme ha anche chiesto a Papa Francesco di scusarsi.

Fonti di riferimento: The New York Times

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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