Chiedi anche tu a Ferrero di smettere di sfruttare i bambini

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Non è la prima volta che parliamo di sfruttamento del lavoro minorile in relazione alla Ferrero, difatti sia il New York Times che la BBC avevano messo in luce il problema, confermando lo sfruttamento di milioni di bambini nella raccolta delle nocciole in Turchia.

L’azienda, che è la terza più grande del mondo nel settore del cioccolato con vendite raddoppiate negli ultimi 10 anni e un fatturato nel 2018 di 10,7 miliardi, ha cercato nel corso del tempo di difendersi dalle accuse, e in una recente intervista rilasciata a The Guardian ha riconosciuto il problema, per quanto riguarda il settore agricolo turco, da cui acquista il 30% di tutte le nocciole utilizzate nei suoi prodotti, incluso il famosissimo Ferrero Rocher.

Secondo quanto dichiarato, si sta impegnando a prevenire ed eliminare il lavoro minorile nelle proprie catene di approvvigionamento, e ha inoltre affermato di non possedere né gestire coltivazioni di nocciole in Europa, ma di lavorare con agricoltori per garantire buoni standard agricoli e sociali. Al momento ha detto di tracciare il 49% delle nocciole, ma di voler arrivare al 100% entro il 2020, mettendo al bando qualunque forma di sfruttamento:

“[Ferrero] prende molto sul serio le pratiche etiche, comprese le migliori pratiche di impiego all’interno della catena di approvvigionamento delle nocciole. Abbiamo tolleranza zero per qualsiasi forma di violazione dei diritti umani lungo la nostra catena del valore “.

Tuttavia non ha voluto nominare una singola azienda tra quelle da cui i suoi fornitori acquistano le nocciole.

Nel frattempo WeMove Europe e il Center for Child Rights hanno intervistato e filmato, in un video visto da The Guardian, alcuni dei bambini lavoratori, di circa 11 anni, che hanno detto di essere costretti a lavorare fino a 12 ore al giorno nella regione del Mar Nero.

Nel video ci sono anche braccianti che affermano di lavorare senza contratto e attrezzature adeguate per la sicurezza e la salute, e una bambina ha dichiarato:

Camminiamo sul campo alle 6.30 e iniziamo a lavorare alle sette o alle 7.30. Lavoriamo fino alle 18:00. Questa è la seconda volta che vengo a lavorare qui. “

Secondo l’attivista di WeMove Europe Giulio Carini, il problema sta nel prezzo che Ferrero paga per le sue nocciole, vendute da società intermediarie, evidentemente troppo basso per garantire ai lavoratori un buon reddito, premessa indispensabile per eliminare il lavoro minorile:

“La radice del problema è il prezzo che Ferrero paga per le sue nocciole. La nostra campagna chiede a Ferrero di sostenere un prezzo equo per le nocciole in Turchia per garantire ai lavoratori un reddito salariale vivo ed eliminare il lavoro minorile lungo tutta la catena di approvvigionamento”.

E sono dello stesso parare gli agricoltori e gli intermediari, secondo i quali se Ferrero pagasse di più le nocciole, il problema dello sfruttamento minorile si ridurrebbe drasticamente.

Un gioco che le grandi aziende continuano a fare in molti ambiti, basti pensare allo scandalo del fast fashion, la moda usa e getta che sfrutta i lavoratori sottopagandoli, chiudendo un occhio verso le inevitabili forme di sfruttamento minorile dovute alla povertà estrema.

Ma WeMove Europe non ci sta e questa volta chiede l’aiuto di tutti noi lanciando la campagna, Ferrero: stop child labour, per chiedere all’azienda di pagare le nocciole a un prezzo equo, in modo che i lavoratori possano avere un reddito dignitoso, che consenta loro di provvedere ai propri bisogni e alle proprie famiglie, evitando lo sfruttamento minorile.

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Photo Credit: wemove

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Laureata in Scienze dei Beni Culturali, redattrice web dal 2008 e illustratrice dal 2018, ha pubblicato per Giochidimagia Editore "Il sogno attraverso il tempo". Con SpiceLapis ha realizzato "Memento Mori, guida illustrata ai cimiteri più bizzarri del mondo".
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